giovedì, 13 dicembre 2018
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02.09.2018

Conti pubblici Il richiamo di Tria

Dalle parole ai fatti. Dopo mesi di annunci il governo è atteso alla prova più difficile: il documento economico. La domanda resta la stessa, ovvero dove trovare i soldi per finanziare quanto promesso: reddito di cittadinanza, taglio della legge Fornero, calo delle imposte e ripresa degli investimenti. In un Paese come il nostro, con un debito pubblico enorme ed una bassa produttività, l’operazione appare più che complessa, quasi impossibile. Tra l’altro si parte in salita. I continui annunci, seguiti da smentite riguardo al superamento del deficit, uniti alle accuse all’Europa ed ai «poteri forti», non hanno contribuito a creare un clima di fiducia sui mercati. Il risultato è uno spread che da 120 è arrivato a quasi 300 punti. Uno «scherzetto» che pesa sui nostri conti per quasi 2 miliardi di euro (ci pagavamo davvero il reddito di cittadinanza...). Per non parlare degli effetti sulle Borse e sui risparmi degli italiani. Il ministro Tria in queste ore ha giustamente richiamato tutti alla realtà. Ma non sarà facile spegnere le tante illusioni alimentate in questi mesi. D’altra parte ciò che accade in Venezuela, Argentina, e la situazione della Grecia stanno a dimostrare quanti danni può provocare una politica dissennata. Per carità, certamente l’Ue va cambiata e l’Italia deve contare di più. Su talune questioni come quella dei migranti l’Europa ha mostrato tutti i suoi limiti ed i suoi egoismi nazionalisti. Ma è altresì vero che l’euro ha permesso alle famiglie di avere mutui all’1% e la Banca centrale è mesi che sostiene l’Italia. Il risanamento dei conti deve passare dalla lotta agli sprechi, ai privilegi, alla corruzione ed all’evasione fiscale. E da una riforma della giustizia che dia stabilità al sistema e più certezze in chi crea posti di lavoro. Un percorso lungo fatto di lavoro, onestà e responsabilità. Inutile raccontare storie: se gli stranieri fuggono dai nostri titoli di Stato non è perchè ce l’hanno con Salvini o Di Maio. Temono di perdere i loro investimenti. Chi oggi comprerebbe i titoli emessi dalla banca di Siria o di Libia? Crediamo nessuno. Ebbene, sono le valutazioni che fanno americani, cinesi e tedeschi quando decidono di investire i loro soldi. Se ci mostriamo inaffidabili, fuggono. Le famiglie in difficoltà chiedono una svolta sul fronte economico. I giovani sono senza lavoro. La crisi sembra giunta al termine, ma le imprese faticano ancora. Argomenti troppo seri per affrontarli con la politica dell’illusione e dei complotti.

di MAURIZIO CATTANEO
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