domenica, 17 febbraio 2019
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19.01.2019

Doccia fredda sulla crescita

Neanche il tempo di festeggiare l’addio alla Fornero con «quota 100» e l’avvio del Reddito di cittadinanza, che dalla Banca d’Italia è arrivata la doccia fredda. Negli ultimi tre mesi del 2018 il Pil potrebbe registrare una battuta d’arresto, la seconda consecutiva. Quanto basta per parlare di recessione. E, se perfino la locomotiva tedesca inizia a perdere colpi, gli scenari europei sono già pieni di ombre. Per gli esperti di Bankitalia il Pil del 2019 non dovrebbe superare lo 0,9%, meno della metà rispetto al 2% negoziato con l’Ue che ha evitato in extremis la procedura di infrazione. Ma non è escluso che le stime siano ottimistiche e che il segno negativo non valga per l’intero anno. Il tutto per l’effetto combinato del rallentamento dell’economia mondiale e della caduta di fiducia sui mercati che ha trovato immediato riflesso nell’aumento dei tassi di interesse sul debito pubblico. Proprio ieri gli analisti della Commissione europea hanno fatto notare che l’Italia è l’unico Paese che ha visto peggiorare il proprio rating da tre anni a questa parte, senza dimenticare le difficoltà delle banche e il tira e molla del governo sulle grandi opere, a partire dalla Tav. La domanda sorge spontanea: con queste previsioni e questi numeri l’Italia poteva davvero permettersi una manovra come quella appena varata? L’esecutivo non ha dubbi: la Legge di Bilancio, oltre a dare un aiuto concreto a oltre 10 milioni di italiani, dovrebbe sostenere la domanda interna e spingere sui consumi. Si vedrà. Resta che se la crescita confermerà i livelli di fine 2018, il deficit schizzerà al 2,4%, lo 0,4 in più rispetto al concordato. Senza contare che nel 2020 sarà impossibile disinnescare la clausole di salvaguardia sull’Iva, che valgono 23 miliardi. In un Paese normale sarebbe stato più utile puntare sugli investimenti produttivi che sull’aumento della spesa corrente. L’esatto contrario di quello che è stato fatto. Vedremo chi avrà ragione.

di ANTONIO TROISE
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