martedì, 21 novembre 2017
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30.10.2017

Il debito italiano
e il «regalo» Bce

Nella scelta da parte della Bce, la settimana scorsa, di prolungare l’acquisto di titoli di debito dell’Eurozona nel 2018, pur in quantità più ridotte, è stata salvifica per l’Italia la decisione di non fissare una scadenza per tale, e altre, politiche monetarie espansive. Il punto: quegli attori del mercato finanziario che si stavano preparando a speculare contro l’Italia, indebolita da un enorme debito pubblico non bilanciato da una sufficiente, pur in miglioramento, crescita del Pil, ora dovranno fare i conti con una Bce che mostra la volontà e ha i mezzi tecnici per contrastarli. Il mercato, infatti, stava considerando due eventi negativi per l’Italia: l’incertezza sulla governabilità dopo le elezioni combinata con la fine dell’ombrello Bce a protezione, di fatto, dei debiti in euro. L’evento speculativo si sarebbe realizzato come aumento del costo di rifinanziamento del debito (almeno 400 miliardi nel 2018) per incremento del rischio, e quindi dei rendimenti, con il pericolo di creare una situazione depressiva come nel 2011. Inoltre, la fragilità dell’Italia resta un’opportunità agli occhi del mercato speculativo per mettere in crisi l’Eurozona e costringere la Bce a salvarla con inondazioni di liquidità che poi per il mercato stesso è facile trasformare in mega-profitti. Lo è un po’ meno dopo il recente aumento del voto di affidabilità deciso dalle agenzie di rating. Ma il capitale internazionale che è affluito in Italia – Borsa in particolare – in notevoli quantità da fine 2015 in poi grazie alla garanzia della Bce e quello nazionale che si è aperto di più a nuovi investimenti, aiutando la ripresa, restano attenti al «rischio Italia». Se Draghi avesse fissato una scadenza per il cosiddetto «allentamento quantitativo» o annunciato una riduzione più forte della politica espansiva il capitale estero e d’investimento avrebbero già cominciato a prendere posizioni prudenziali perché l’Italia è ancora un malato grave, pur non più in coma. L’economia, infatti, cresce meno di quanto potrebbe in un momento in cui nel globo si registra un boom: ciò mostra che la politica economica non riesce a cogliere pienamente l’opportunità di questo forte traino esterno perché imprigionata in criteri politici che non mettono il risanamento dei conti pubblici e il rilancio dell’economia privata nella giusta priorità. Ora la speranza è che la politica italiana usi bene la protezione della Bce invece di prenderla come scusa per continuare nelle sue prassi disordinate e vaghe.

www.carlopelanda.com

CARLO PELANDA
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