venerdì, 22 settembre 2017
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23.08.2014

Il lecito e l'illecito questione di Pil

C'era una volta il Far West. Si parla dei fuorilegge che dettavano legge in varie attività criminali in Europa. Ma adesso il Far West non c'è più. Finito. Perché chi avrebbe dovuto fronteggiarlo, ha invece scoperto che anche le attività illegali contribuiscono alla ricchezza di un Paese.
E allora tanto vale prevederle, almeno quando si tirano le somme del celebre Pil, il Prodotto interno lordo. Così hanno stabilito quei cervelloni che governano l'Unione dei ventotto da Bruxelles, e grazie ai quali d'ora in poi l'Italia dovrà o potrà considerare anche le voci «droga», «prostituzione» e «contrabbando» per indicare il valore totale di beni e servizi resi, e dunque il peso della propria macroeconomia di anno in anno.
Lecito e illecito si daranno teneramente la mano per alzare il reddito nazionale. È una storia vecchia, si sa. Pecunia non olet, dicevano già i latini, gente di mondo per la quale il denaro «non profumava», appunto, perché in fondo era soltanto denaro.
Duemila anni dopo, non potendo sradicare dal continente, Penisola compresa, le attività illegali e fiorenti, tanto vale fotografarle e prenderle, economicamente, in considerazione.
Per carità, polizie e magistrature continueranno a perseguire delinquenti e imbroglioni. La caccia al ladro non si ferma. Ma intanto la cifra del loro e per loro proficuo giro d'affari sarà conteggiata col puntiglio del ragioniere, anzi, della Ragioneria dello Stato. Secondo i primi calcoli il conto sommerso dei senza legge oscillerebbe fra i 30 e i 35 miliardi di euro. Non proprio bruscolini. Anche se la ricchezza autentica e non calcolata delle famiglie italiane è quella del risparmio sudato, dei beni condivisi di padre e madre in figli, dei redditi prodotti col lavoro.
Ma questa fetta di economia invisibile eppur potente, questa spina dorsale frutto di fatica onesta e trasmessa di generazione in generazione, non fa numeri né percentuali. Li farà, invece, il mercato oscuro della droga, della prostituzione, di tutto quel che diciamo ai nostri figli di non fare, perché ancora sappiamo distinguere il bene dal male.
Li farà - ecco la novità positiva - anche la ricerca: ma sapremo approfittarne con gli investimenti ridicoli che le dedichiamo?
Da tempo si discute di come aggiornare i criteri per determinare il Prodotto interno lordo, cioè il ritratto del benessere di un Paese. Un dibattito importante, nel quale è entrato anche il tema della felicità, ricchezza suprema.
Ma dalla felicità alla criminalità siamo scesi decisamente in basso.
f.guiglia@tiscali.it

FEDERICO GUIGLIA

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