martedì, 12 dicembre 2017
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16.09.2017

L’abitudine
alla paura

Londra è già stata colpita più volte, e in forme diverse. Oltretutto, la bomba collocata ieri mattina in un treno della metropolitana in arrivo alla stazione di Parsons Green è esplosa soltanto in parte e in superficie, anziché nel tunnel. Così non ha ucciso nessuno. Perciò, la reazione all’ultimo ed ennesimo attentato in Gran Bretagna rischia di essere sbagliata. Rischia di sottovalutare il pericolo. Di ridimensionare la minaccia che, invece, ancora e sempre incombe per mano del terrorismo vile e senza tregua. Ma l’assuefazione alla violenza, specie quand’essa fallisce l’obiettivo della strage, è l’unico errore che l’Europa non può permettersi. Come se la ripetitività degli atti di sangue e la fortunata circostanza che, almeno in questo caso, siano rimaste «solo» ferite una trentina di persone, e neppure gravemente, autorizzassero governi e popolazioni ad abbassare la guardia. Come se il modo artigianale e l’imperizia con cui sarebbe stato confezionato l’ordigno provassero il disarmo, la ritirata, la sconfitta imminente dei seguaci dell’Isis dentro le colonne dell’Occidente. Purtroppo non è così, a differenza di quanto sta accadendo con il sedicente e autoproclamatosi Stato islamico, ora preda di califfi non più sanguinari e arroganti, ma in fuga e in difficoltà di fronte all’offensiva militare della coalizione internazionale. Attenzione, dunque: qui, nell’Europa tentata di credere che il peggio sia passato, siamo ancora lontani dalla resa del terrorismo, che esso sia organizzato, per cellule o frutto di lupi solitari. Ed è proprio il primo ministro inglese, Theresa May, a ricordacelo, a scuoterci dal torpore insidioso che può annebbiare i nostri pensieri scambiati per le nostre speranze. La Signora di Downing Street ha subito elogiato il coraggio delle sue forze di sicurezza. Ha convocato a tambur battente una riunione d’emergenza del comitato di crisi del governo. E, senza perdere un minuto, ha persino polemizzato con Donald Trump, l’amico presidente d’Oltreoceano che in un tweet dal sen fuggito (gliene capitano spesso), se l’era presa con i servizi segreti britannici. Con tre modi diversi Theresa May ha ammonito tutti: la belva sarà pure ferita e inseguita, ma non rinuncia alla sua propaganda di odio, alle minacce di morte, alla strategia delle stragi. Non ha archiviato affatto la volontà di intimidirci fin dentro le nostre case, e non soltanto metropolitane. Vuole farci vivere nella paura, a prescindere dall’effetto delle sue bombe. Nessuna illusione: la sfida è ancora lunga.

STEFANO VALENTINI
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