mercoledì, 13 dicembre 2017
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29.09.2017

La giustizia
mortificata

Anche se la giustizia «è uguale per tutti», come ammonisce la scritta che campeggia nei tribunali, guai a giudicare in modo eguale l’esito di inchieste giudiziarie radicalmente diverse tra loro. È quello che sta, invece, accadendo nel mondo politico, pronto a polemizzare all’unisono con i magistrati, se e quando le assoluzioni riguardano esponenti della propria area. Oppure, al contrario, a gongolare in maniera pronta, cieca e assoluta - per parafrasare il buon Guareschi -, quando le richieste di rinvio a giudizio colpiscono gli avversari. Non fa eccezione il caso di Virginia Raggi. Hanno chiesto il suo rinvio a giudizio per falso, e perciò gli oppositori del sindaco di Roma l’attaccano. Ma i Cinque Stelle la difendono, perché è stata richiesta l’archiviazione per l’ipotesi di abuso d’ufficio «dopo mesi di fango». In contemporanea nel Lazio va in scena la polemica sul rinvio a giudizio per sedici ex consiglieri regionali del Pd per l’inchiesta «spese pazze». Ma tutti, indistintamente, fanno valere il solito teorema: garantisti o giustizialisti a seconda, e a corrente alternata. E allora bisogna oltrepassare l’inattendibile faziosità con cui la politica ormai da venticinque anni, da Mani Pulite, 1992, in poi, interpreta le vicende giudiziarie, per constatare alcuni fatti che mortificano la ricerca della verità e il senso di giustizia da assicurare agli italiani. Ben tre scandali che all’epoca contribuirono a far cadere un governo, un’amministrazione regionale e una classe dirigente, si sono sgonfiati. È successo con Mastella, ex ministro della Giustizia nell’esecutivo Prodi, assolto dai presunti illeciti in nomine sanitarie e politiche dopo nove anni di processo. È successo con Del Turco, ex governatore dell’Abruzzo, assolto, sempre dopo nove anni, dal pesante reato associativo che ne aveva decapitato la Giunta. E ora pronto a chiedere la revisione del processo per contestare la condanna residua per induzione indebita «rideterminata» in tre anni e undici mesi. È successo con Penati, ex presidente della Provincia di Milano e già sindaco di Sesto, con la confermata assoluzione in appello, sei anni dopo l’avvio dell’inchiesta che lo vedeva accusato per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Tre casi molto diversi tra loro. Ma tre indizi, si suol dire, rappresentano una prova. La prova che qualcosa di fondamentale non funziona nel sistema giudiziario/legislativo. E non solamente quando di mezzo ci vanno gli alti papaveri. www.federicoguiglia.com

FEDERICO GUIGLIA
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