domenica, 22 ottobre 2017
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28.09.2017

La sindrome
catalana

Il referendum in Catalogna, che dovrebbe svolgersi domenica, seguirebbe di pochi giorni quello che si è tenuto nel Kurdistan iracheno: entrambi indetti per ottenere l’indipendenza, nel nome dell’inviolabile principio di autodeterminazione dei popoli. In tutti e due i casi le autorità centrali, spagnola e irachena, hanno reagito denunciando l’illegalità di questi voti popolari, che violerebbero l’unità dello Stato, sancita nella Costituzione. Il governo di Madrid è stato più ligio di quello di Baghdad, intervenendo preventivamente, su mandato dei giudici, per sequestrare le schede e arrestare quattordici funzionari dell’amministrazione catalana, preposti all’organizzazione del referendum. Nel Kurdistan iracheno la popolazione si è massicciamente espressa a favore dell’indipendenza. In Catalogna, invece, i sondaggi fino a poche settimane fa delineavano una situazione di sostanziale parità, con un leggero vantaggio per i contrari alla secessione. Le cose, tuttavia, potrebbero cambiare dopo lo schieramento della polizia davanti alle sedi istituzionali e nelle strade di Barcellona, ammesso che il referendum si possa in qualche forma svolgere. I catalani, per orgoglio nazionale e volontà di affermazione dei loro diritti, potrebbero ora voler punire quella che ritengono l’arroganza centralistica di Madrid. Al di là di tutto questo, però, colpisce il paradosso dell’esistenza stessa di un possibile paragone tra i due referendum, catalano e curdo, considerate le enormi differenze politiche e culturali tra le due situazioni. Se la cosa può essere considerata normale in un contesto quale è quello iracheno, l’iniziativa catalana sancisce il rischio di fallimento dello spirito costitutivo dell’Unione europea, nata non per cancellare le singole patrie, piccole o grandi che siano, ma per superarle nel contesto di uno spazio più ampio, in cui, senza rinnegare gli interessi e le singole identità nazionali, sia possibile condividere la consapevolezza di un destino comune. Invece, in tante parti d’Europa il continuo richiamo alle proprie radici e al proprio particolare potrebbe preludere alla ricomparsa dei contrapposti nazionalismi passati. Questo è il pericolo che stanno correndo spagnoli e catalani e che potrebbe velocemente diffondersi. I prossimi referendum in Veneto e Lombardia sull’autonomia sono tutt’altra cosa, organizzati nell’alveo della legalità costituzionale e questo, per il momento, rappresenta una chiara differenza rispetto alle idee separatiste o alle chiusure nazionalistiche.

STEFANO VERZÈ
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