giovedì, 23 novembre 2017
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03.11.2017

Ma l’abuso non sia
quello del silenzio

Se ne parlava da vent’anni e proprio ora, sul finire della legislatura, il governo ha deciso di cambiare musica sulle intercettazioni telefoniche. Il nuovo decreto legislativo che riforma le regole del gioco su questo fondamentale strumento di indagine e di conoscenza, punta a «limitare l’abuso, non l’uso», come ha dichiarato e distinto il presidente del Consiglio, Gentiloni. Tutto il macchinoso testo appena approvato dal Consiglio dei ministri sembra improntato alla ricerca dell’equilibrio fra due principi egualmente importanti: la massima tutela della persona, specialmente se non è coinvolta nell’inchiesta, e la massima libertà nella pubblicazione di notizie considerate di interesse generale o comunque significative per esercitare il diritto di cronaca. Solo gli esempi pratici diranno se e quanto il tentativo politico-legislativo di salvare le due facce della medaglia (tutela del cittadino e racconto dei fatti) sarà riuscito oppure no. Di sicuro avremo meno intercettazioni trascritte e pubblicabili, perché il provvedimento punta a legittimare quelle essenziali e necessarie, evitando la diffusione di conversazioni giudicate irrilevanti. Ma che cos’è «rilevante»? Nessuna norma può stabilirlo. La materia si presta per forza al libero convincimento dei magistrati e di chi indaga, così come spetterebbe alla professionalità dei giornalisti capire se il colloquio tra due o più persone di cui si è accertata l’esistenza, meriti la prima pagina o il cestino. Per questo si è giornalisti e non dattilografi. Il governo assicura che non si tratti di una «stretta». E che, in particolare per i più gravi delitti, nessun vincolo è stato posto all’ascolto, alla trascrizione e alla pubblicazione di notizie. «Le intercettazioni non sono disposte per far luce sulla sfera personale dei singoli, ma per perseguire i reati», ha spiegato il ministro della Giustizia e proponente, Andrea Orlando. Ma, anche qui, non sempre la tanto temuta «fuga di notizie» si rivela tale. A volte illumina l’accertamento della verità, facendo conoscere aspetti o dettagli di interesse pubblico che, altrimenti, sarebbero rimasti nell’ombra. In attesa di sperimentare le novità, guai a passare da un eccesso all’altro, come spesso avviene sull’onda emotiva della politica. Se fino a ieri si sono trascritte e pubblicate troppe parole di gente completamente estranea ai reati contestati, o fatti privati e personali che nulla avevano da spartire con l’inchiesta, da domani non si arrivi all’unico abuso non punibile, eppur gravissimo: l’abuso del silenzio.

STEFANO VALENTINI
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