lunedì, 23 ottobre 2017
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05.10.2017

Non è più il Paese
delle formiche

Due italiani su cinque non mettono più neanche un euro da parte. Mentre sei su dieci riescono a risparmiare qualcosa a fine mese ma solo facendo i salti mortali e in maniera irregolare. Il rapporto annuale della Consob sugli investimenti consegna un’immagine del Bel Paese a tinte forti. Forse, dopo otto anni di recessione e con l’economia che solo negli ultimi 18 mesi ha invertito la rotta e ripreso a crescere, non c’era da aspettarsi altro. Ma il dato non è affatto da sottovalutare. Prima di tutto perché il risparmio e la capacità degli italiani di mettere da parte risorse sono stati, per decenni, uno dei punti di forza del nostro Paese. Ci ha messo (e continua a metterci al riparo) dagli scossoni delle speculazioni finanziarie sull’enorme debito pubblico che ci portiamo sulle spalle. Ed ha consentito alle nostre istituzioni finanziarie, a cominciare ovviamente dagli istituti di credito, di reggere alle bordate della grande crisi e dei tanti (troppi) crediti in sofferenza.

Ora, però, c’è poco da fare. In quasi tutte le famiglie c’è ormai un mutuo da pagare, un disoccupato da mantenere o un debito da onorare. E, in queste condizioni, i margini per risparmiare si riducono sempre di più al lumicino. Negli ultimi anni, poi, gli stipendi sono rimasti praticamente fermi, la pressione fiscale è aumentata e, più generale, la ricchezza a disposizione delle famiglie si è fortemente ridimensionata. Un numero per tutti: gli italiani in povertà assoluta sfiorano l’8% della popolazione, circa 5 milioni di persone, non accadeva dal 2005. Ma il dato cresce ancora se si considerano gli italiani al di sotto della soglia di povertà: sono ormai 8 milioni.

Di fronte a questa débâcle obiettivamente è difficile restare indifferenti. La situazione è arrivata davvero ad un punto limite dal momento che comincia ad interessare in maniera diretta perfino la nostra storica capacità di risparmiare. È vero che, come ha sentenziato con forza il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, le risorse a disposizione sono limitate. Ma, proprio per questo, diventa estremamente importante evitare che la prossima manovra sia occasione per l’ennesimo assalto alla diligenza dei conti pubblici, a colpi di regali e mance elettorali. Concentriamo tutti i fondi a disposizione sulle vere emergenze del Paese. Partendo, questa volta, proprio dai più deboli, da quelli che hanno pagato il prezzo più alto della crisi. Sarebbe anche un modo per ricostruire quella ricchezza che da sempre, in Italia, è sinonimo di risparmio.

ANTONIO TROISE
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