domenica, 16 dicembre 2018
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06.12.2018

Ora di cittadinanza. Meglio bocciarla

In queste settimane è in corso una raccolta di firme promossa dall’Anci per una legge di iniziativa popolare per introdurre in tutte le scuole l’insegnamento di «educazione alla cittadinanza» come materia con voto autonomo. Nessuno mette in dubbio la bontà delle intenzioni. Forse, meglio tardi che mai, ci si è finalmente accorti che qualcosa a livello di convivenza sociale si è spezzato, che c’è un problema di «educazione» che è venuta meno. Nel merito viene però da chiedersi quale sia la necessità di mettere una nuova materia dato che l’educazione civica a scuola si insegna dal 1958. Ci pensò Aldo Moro a inserirla nei programmi. Certo il suo insegnamento oggi non contempla il voto in pagella come invece previsto dalla nuova proposta. Tutta qui la novità? In queste settimane, anche a Brescia, abbiamo visto politici di tutti gli schieramenti affrettarsi a firmare, anche se magari i primi ad aver bisogno di un’educazione alla cittadinanza dovrebbero essere proprio loro che sono fra i principali, anche se non certo unici, protagonisti del clima conflittuale e rancoroso che da anni ammorba la convivenza civile del Paese. Al di là di queste considerazioni ci sono però alcune perplessità di fondo su una proposta che per l’ennesima volta scarica sulla scuola il compito della formazione del «buon cittadino» semplicemente aggiungendo una nuova materia nel programma e mettendosi così a posto la coscienza. In realtà le scuole da anni, nella propria autonomia, hanno messo in campo iniziative di educazione alla cittadinanza all’interno di un percorso di formazione più ampio e senza bisogno che ci fosse una legge a stabilirlo. Per fare un esempio nel Bresciano sono diverse le esperienze di consiglio comunale dei ragazzi. Se chi ha formulato e sottoscritto la proposta di legge è persuaso che la cittadinanza non è solo un diritto acquisito con la nascita, ma che occorre fare ciascuno la propria parte per essere cittadini, dovrebbe rendersi conto che il discorso non può essere ridotto a prevedere una materia in più col voto in pagella. La questione è che non si diventa buoni cittadini perché si è appreso a grandi linee come funziona il Parlamento o si esercita il diritto di voto. La sfida è molto più alta, altrimenti è solo una presa in giro a danno dei più giovani. Servono competenze trasversali che consentano di formarsi un giudizio fondato sulla realtà, di sapersi orientare nel bombardamento di informazioni a cui siamo sottoposti, di mettersi in gioco per procurarsi di che vivere onestamente e contribuire al bene comune.

PIERGIORGIO CHIARINI
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