lunedì, 20 novembre 2017
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24.09.2017

Ora una prova
di maturità

La ripresa dell’economia c’è o no? Siamo veramente usciti dal lungo tunnel della recessione? E si tratta di una ripresa duratura o è solo un fuoco di paglia? I quotidiani nazionali affermano perentori che la ripresa c'è, ma gli italiani non se ne accorgono. E a sostegno di questa tesi portano le argomentazioni di alcuni economisti i quali sostengono che non abbiamo ancora recuperato i livelli di reddito pro capite del 2008, e che i nuovi posti di lavoro creati nel ultimi tre anni, pur avendo raggiunto il milione, se vengono misurati in termini di ore lavorate sono ancora al di sotto del monte ore di prima della crisi. Questo si spiega con il fatto che molti dei nuovi posti di lavoro sono a termine o part time. Tuttavia è innegabile che l’Italia è riuscita faticosamente ad imboccare un sentiero di crescita dopo la rovinosa caduta del 2008 ed il quasi fallimento del 2011.

Il Pil crescerà quest’anno dell’ 1,5% e forse più. L’Istat ha rivisto i calcoli degli anni scorsi migliorando il livello di crescita e mettendo in evidenza sia un calo della pressione fiscale, sia una lieve riduzione del rapporto debito/Pil. E non si tratta solo di misurazioni statistiche. Gli italiani se ne stanno accorgendo tanto che i consumi interni crescono ad un ritmo abbastanza sostenuto, mentre l'export continua a tirare. Il turismo quest’estate ha avuto un boom. Crescono gli indici di fiducia dei cittadini e delle imprese. Certo le aziende rimangono caute. Stanno accelerando gli investimenti ma preferiscono assumere nuovo personale con i contratti a termine o con quello di apprendistato, perché il futuro mantiene molti aspetti di incertezza.

L’insieme dei dati statistici e dei comportamenti dei cittadini, dimostrano che abbiamo trovato il sentiero giusto per crescere. Ma per continuare dobbiamo non deviare rispetto alle indicazioni fornite dal ministro Padoan e dal presidente Bce, Draghi. Non possiamo cioè imboccare scorciatoie per distribuire risorse regalando nuove pensioni o assumendo migliaia di dipendenti pubblici. Dobbiamo attuare bene alcune riforme già impostate, continuare a lavorare sul miglioramento dell’istruzione e sul sostegno di innovazione e investimenti. Per la prima volta dopo un decennio, possiamo guardare al futuro con tranquillità. Resta l’incertezza politica legata all’impossibilità di prevedere cosa potrà accadere dopo le elezioni. Non rimane nello sperare nella saggezza degli italiani che eviteranno di seguire i pifferai magici che si aggirano per i palazzi della politica.

ERNESTO AUCI
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