venerdì, 20 ottobre 2017
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18.09.2017

Quel debito
che frena il Paese

I dati confermano la crescita del Pil verso l’1,5% nel 2017, ma anche quella del debito pubblico che dall’inizio dell’anno è aumentato di quasi 100 miliardi, arrivando a 2.300 complessivi. Il governo enfatizza il primo dato e minimizza il secondo, mettendo in ombra due gravi rischi. Il primo riguarda l’interruzione della ripresa economica per sfiducia del mercato sulla capacità dell’Italia di ripagare il debito, considerando che la crescita corrente e tendenziale - poco sopra l’1% annuo - è troppo bassa per sostenerlo. Nell’ultimo biennio questo problema è stato sospeso dal programma di acquisto dei titoli europei e italiani da parte della Bce che ha fornito una garanzia esterna. Ora tale programma è verso la fine. Sarà graduale, ma il mercato tipicamente sconta in anticipo le tendenze future e vorrà vedere una maggiore capacità dell’Italia di ridurre il debito o di aumentare la crescita. Se non la vedrà, allora pretenderà un premio di rischio più alto per comprare nelle aste di rifinanziamento nuovi titoli di debito con i quali lo Stato paga quelli giunti a maturazione, aumentando così il costo del debito stesso per le casse pubbliche. Non solo. L’eventuale maggior rischio d’insostenibilità del debito potrebbe destabilizzare tutto il sistema finanziario italiano (Borse, credito, investimenti) e compromettere la piccola ripresa in atto. Ma c’è un rischio peggiore. La vulnerabilità sul piano del debito toglie forza negoziale all’Italia in sede Ue proprio nel momento in cui iniziano le trattative per la sua riorganizzazione. Una di queste, cruciale, riguarda la comunitarizzazione dei debiti a certe condizioni di garanzia che una nazione non subisca danni per lo squilibrio contabile di un’altra. L’Italia è lontanissima da tali condizioni e ciò ritarderà la compattazione europea oppure richiederà la sua accettazione di mega-tasse patrimoniali per ridurre il debito stesso. Per evitare il peggio l’Italia sta cercando aiuti diplomatici. La Francia li offrirà, ma in cambio vorrà che Roma accetti il dominio francese sull’industria militare e spaziale italiana, e su altro. In sintesi, il debito è una mina economica e geopolitica. Soluzioni? Questo governo può fare poco di sostanziale, ma potrebbe predisporre ora un’operazione «salva Italia» da avviare nel 2018: vendere parte del patrimonio pubblico per ridurre di almeno 200-300 miliardi il debito e così dare un segnale di tendenza al riequilibrio, evitando di farsi imporre tasse depressive sui patrimoni privati e riconquistando forza negoziale.

www.carlopelanda.com

CARLO PELANDA
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