sabato, 21 ottobre 2017
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26.09.2017

Rischi per l’Italia
dal voto a Berlino

Chi pensava che l’Europa fosse finalmente fuori pericolo, dopo la vittoria di Macron in Francia, dovrà sicuramente rivedere le sue posizioni. La vittoria risicata della Merkel in Germania ma, soprattutto, l’affermazione come terzo partito di Afd, il movimento di estrema destra e xenofobo, riaprono i giochi nel Vecchio Continente. E mettono a rischio quel fragile equilibrio che aveva resistito perfino allo scossone della Brexit. Tutto da rifare. Perché la debolezza della cancelliera si tradurrà in una Germania più ripiegata su se stessa e soprattutto meno disponibile a fare concessioni sul fronte europeo. E qui cominciano i guai anche per l’Italia. Negli ultimi mesi da Bruxelles erano arrivati segnali di distensione sul fronte dei conti pubblici. Tanto che Padoan potrà contare, per la prossima manovra, su uno sconto di 10 miliardi grazie alla minore riduzione del deficit concessa dall’Europa. Posizioni che, a questo punto, potrebbero per lo meno essere ridimensionate dal momento che la Merkel dovrà fare i conti con l’ala più «rigorista» del suo partito. E, soprattutto, avrà meno carte da giocare nei confronti dei «falchi» della Bundesbank, da sempre ostili ad ogni intervento a favore dei Paesi più deboli, come l’Italia. Ma non basta. Se la banca centrale tedesca diventa più forte, potrebbero esserci grossi problemi anche per la Bce di Mario Draghi che, l’anno prossimo, dovrebbe riporre il «bazooka» del «quantitative easing» e ridurre fortemente l’acquisto di titoli pubblici. Una decisione che avrà sicuramente un effetto negativo sui tassi di interesse che gravano sul nostro debito pubblico. Una vera e propria doccia fredda. Lo spostamento a «destra» dei consensi in Germania indebolisce anche quel motore franco-tedesco che avrebbe dovuto rimettere in moto il processo di integrazione europea e dare ossigeno all’economia, magari rilanciando gli investimenti. Se la cancelliera dovesse decidere di tornare a tessere la «tela del rigore» con l’asse dei Paesi nordici, Macron si troverebbe in difficoltà. Anche perché la popolarità del leader francese sembra in caduta libera, messa a repentaglio dalle contestazioni dei sindacati e della sinistra di Melenchon. Un quadro, insomma, dove l’Italia rischia di trovarsi di nuovo isolata. A patto, ovviamente, di non giocare una nuova partita sull’asse della Francia. Il vertice di domani fra Gentiloni e Macron potrebbe essere un primo appuntamento da tenere attentamente in considerazione.

ANTONIO TROISE
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