venerdì, 16 novembre 2018
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30.08.2018

Se Bruxelles non ascolta

Sono almeno due gli stereotipi sull’Europa che alimentano il populismo in tutte le lingue. Il primo racconta di un’oligarchia che a Bruxelles fa e disfa la politica delle nazioni all’insegna del più gretto economicismo: la dittatura dei conti che si antepone alla libertà dei valori. E puntuale arriva la conferma nientemeno che dal commissario al Bilancio, Günther Oettinger. Volendo «avvisare» il governo di Roma che aveva ipotizzato il blocco della quota pagata dall’Italia se l’Unione non si fosse fatta carico dei migranti della nave Diciotti, il commissario tedesco non trova di meglio che minacciare la multa. «Sanzioni se non versate i contributi», ammonisce l’inflessibile. Con ciò mandando a nozze il vicepresidente, Luigi Di Maio, che replica: «Ipocrita, non li abbiamo sentiti su tutta la questione della Diciotti e adesso si fanno sentire solo perché hanno capito che non gli diamo più un euro». Eccola l’Europa che si dà la zappa sui piedi. Dopo aver affamato la Grecia, secondo le accuse dei vari movimenti «anti-europeisti», dopo aver trasformato l’Unione in un gioco per ragionieri a colpi di parametri, e guai a non rispettarli (ma quando faceva comodo Germania e Francia li ignorarono), arriva pure l’avvertimento delle penali. Come se non bastasse, il presidente francese, Emannuel Macron, conferma a sua volta il secondo pregiudizio tanto di moda: la totale assenza di una bussola e di una guida nell’Unione, abbandonata alla mercé di chi sale in cattedra per spiegare agli altri quel che non fa lui. «Salvini e Orban hanno ragione, sono il loro principale nemico», dice Macron rivolto soprattutto al ministro dell’Interno italiano, che lo aveva attaccato per l’europeismo «double face»: sollecita l’apertura dei confini, ma blinda il versante francese di Ventimiglia per impedire l’ingresso anche di un solo migrante. Un atteggiamento superbo e snob, da finto primo della classe, cioè proprio il rimprovero che il populismo rivolge a una nomenclatura europea distante e sprezzante. «Anziché dare lezioni agli altri, spalanchi le proprie frontiere», ribatte Salvini che aggiunge: «L’avversario di Macron è il popolo francese». Al netto della polemica interna delle opposizioni contro la maggioranza giallo-verde, il doppio botta e risposta europeista contro i due maggiori rappresentanti del governo italiano finisce per rafforzare i preconcetti contro un’Unione incapace di ascoltare, di capire e financo di parlare.

STEFANO VALENTINI
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