sabato, 23 giugno 2018
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08.03.2018

Se le mimose durano un giorno

Ogni due giorni in Italia una donna viene uccisa. A volte la violenza è compiuta da estranei, il più delle volte dal proprio compagno o in famiglia. Fatti recenti dimostrano i limiti di una legge che tutela solo in caso di violenze gravi e reiterate. E se una donna ha il coraggio di denunciare, quasi sempre viene lasciata sola ad affrontare un marito, un compagno violento, un uomo respinto. Sul posto di lavoro si assiste alla discriminazione economica, per non dire di più. In molti settori, a parità di impiego o di scolarizzazione, la donna guadagna fino al 50 per cento in meno di un uomo. E se si rifiutano piccole e grandi attenzioni del capo si fa poca strada. Le leggi sulla famiglia nel nostro Paese sono fintamente favorevoli per chi decida di avere un figlio. E la donna quasi sempre si trova poi penalizzata in casa e sul posto di lavoro. Violenze, lavoro e famiglia: bisogna dirlo, le donne combattono la loro guerra quotidiana in assoluta solitudine. Nella campagna elettorale appena conclusa tutti i partiti si sono riempiti la bocca di famiglia e di questione femminile in chiave demagogica. Taluni hanno sbandierato i valori della tradizione senza cogliere il desiderio di laica libertà della donna. Altri hanno cavalcato la vicenda di una povera ragazza massacrata per farne il simbolo di un altro problema: quello dell’immigrazione. In realtà l’Italia è storicamente arretrata. In Nord Europa il rispetto della donna si coglie in tutti gli aspetti della società e parte prima di tutto dalla scuola. Da noi troppe madri sono così condizionate dal loro vissuto in ambiente maschilista, da giustificare episodi di piccola sopraffazione se non di bullismo da parte dei propri figli maschi. Nella nostra provincia alcune aziende mettono in pratica una «policy» in rosa. Ma sono ancora poche. Ebbene, gli analisti spiegano il terremoto politico evocando sia la crisi dei partiti del proletariato, che un voto cattolico in libera uscita. E si parla della ribellione del Nord tartassato o della frustrazione del Sud. Nessuno si pone l’interrogativo di come hanno votato le donne. Forse l’universo femminile - tradito sia da chi manifestava nel ’68 ed ora giunto al potere fa poco, sia dai devoti alla Madonna di cui non vedono le lacrime per le tante donne umiliate - ha deciso di dire basta. Perché dietro questi 8 marzo al profumo di mimose c’è il resto dell’anno in cui troppo spesso nel giardino di casa non crescono fiori.

GIOVANNA ALBERTI
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