lunedì, 24 settembre 2018
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11.09.2018

Tra coerenza e «giravolte»

Tutte le opinioni sono non solo legittime ma hanno diritto di cittadinanza soprattutto quando in gioco c'è il futuro di una città e di una provincia. Ma perché siano legittime devono, prima di tutto, essere espresse con chiarezza e onestà e non vivere di una sorta di pendolarismo intellettuale che produce solo confusione. Sotto questo profilo il caso delle grandi opere infrastrutturali di cui si discute a Brescia ormai da decenni è francamente surreale. Il ministro Toninelli continua ad aggiungere, se possibile, confusione a confusione. Da un lato dice che prima di dare il via libera alla Tav, al Depuratore del Garda e all'autostrada della Valtrompia, si dovranno fare nuove verifiche sulla congruità dei progetti ma dall'altro sotto sotto fa capire che sarà comunque difficile bloccarli. E meno di due settimane fa proprio Toninelli ha confermato i famosi cento milioni di euro che il Cipe aveva destinato alla costruzione del maxi-depuratore: un segnale che il progetto va avanti. Insomma, una sequela di equilibrismi, incertezze e giravolte . E allora bisognerà pur dire che qui a Brescia le uniche voci istituzionali che si sono sentite chiare e forti contro questo modo di governare, sono state quelle del sindaco Emilio Del Bono e del presidente degli industriali bresciani Giuseppe Pasini. In gioco non c'è o non dovrebbe esserci solo la ricerca di un voto in più o la paura di perderne uno, ma il futuro di una città e di una provincia che cercano e meritano una vera collocazione europea. Sotto questo profilo Del Bono e Pasini hanno spiegato ciò che costerebbe a Brescia perdere questa occasione. Per contro stupisce invece il fragoroso silenzio delle opposizioni cittadine. Dei 5Stelle si è detto: oscillano tra movimentismo e governismo, incapaci di scegliere tra il cavalcare l'onda della protesta, che va dai No Tav agli ambientalisti più irriducibili, e la necessità di non spezzare un'alleanza di governo già di per sé fragile e incerta. Ma anche dalla Lega che pure delle grandi opere infrastrutturali aveva fatto uno dei cardini del programma elettorale è arrivato solo qualche flebile e incerto invito a proseguire sulla strada a suo tempo indicata: voci timide per non rischiare di rovesciare il tavolo dell’alleanza di governo. Forza Italia la sua parte l’ha fatta (vedi Gelmini) sia pure con un eccesso di timidezza. C'è chi ha compreso, come Del Bono e Pasini, cosa c’è in gioco e c’è invece chi per un piccolo opportunismo di bottega preferisce far solo finta di decidere per non urtare troppo l’alleato del momento.

RICCARDO BORMIOLI
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