mercoledì, 13 dicembre 2017
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22.09.2017

Un orrore
oltre ogni confine

Si sperava che «maschi contro femmine» fosse solamente un simpatico film di qualche anno fa, una commedia all’italiana per ridere e interrogarci sui rapporti difficili, ma imprescindibili e in fondo meravigliosi tra i due generi. Purtroppo la cronaca impone, invece, di associare quel concetto conflittuale a una dura e orribile realtà - altro che cinema! - di uomini che molestano, che stuprano, che uccidono le donne senza un perché. E quando si scava alla ricerca di una pur folle ragione, si scoprono motivazioni miserabili, inconfessabili desideri di «fargliela pagare». Come se spegnere per sempre la vita della tua compagna di vita (quasi sempre è questa la storia che si ripete), fosse un modo per pareggiare non si capisce quali torti. Se non quello di essere stati mollati, rifiutati, respinti dalla donna che consideravi «tua» non perché al tuo fianco, e tu al suo, ma come persona-oggetto di appartenenza. L’ultima vicenda di una povera e innocente ragazzina di Foggia - Nicolina, di appena quindici anni -, uccisa da un colpo di pistola sparatole in pieno viso dall’ex compagno di sua madre, è addirittura incommentabile: la vendetta mascolina per interposta figlia altrui. Sì, «mascolina». Perché è difficile che si possa concepire il contrario, ossia che una donna in un raptus di odio incontenibile arrivi a sparare in faccia al bambino del «suo» uomo non più suo. E allora non c’è codice penale, per quanto severo, che possa prima scoraggiare e poi punire chi si macchia di un delitto impensabile. Ma se da tempo è nato un neologismo, il femminicidio, è proprio perché l’inimmaginabile invece accade. E va sradicato. Al crimine s’arriva, di solito, all’improvviso. Ma dopo una lunga serie di segnali sottovalutati, perdonati, colti troppo tardi nella loro gravità. Il drammatico elenco di violenze, di donne che vengono violate, testimonia che tra gli uomini si sta perdendo il senso più elementare dello stare al mondo. Non è più solamente un problema di cultura, di rispetto o di educazione, come si credeva, se poi ci si accorge che a stuprare sono indifferentemente cittadini italiani o stranieri. Familiari e amici fidati o perfetti sconosciuti. E che il reato avviene in ambienti sicuri e casalinghi o dietro i cespugli di un parco all’aperto. In pieno giorno o a notte fonda. È sconvolgente l’elenco ormai quotidiano di donne umiliate, mortificate, violate e- in media una ogni tre giorni-, assassinate da uomini che non meritano d’essere chiamati uomini.

STEFANO VALENTINI
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