giovedì, 23 novembre 2017
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24.10.2017

Una lezione
per la politica

Non tutti i referendum vengono per nuocere. Proprio mentre in Catalogna il tentativo di indire una consultazione per rompere l’unità della Spagna ha provocato una sempre più pericolosa catena di azioni e reazioni tra Barcellona e Madrid, il voto appena espresso nelle altrettanto importanti Lombardia e Veneto in Italia, indica una direzione di marcia opposta: che si può costruire, anziché distruggere. Che si può farlo nel pieno rispetto della Costituzione una e indivisibile, e con toni moderati. E che il tempo della gente considerata «popolo bue», in balìa degli imbonitori e preda d’ogni demagogia, è finito. Oggi si mobilitano masse di persone consapevoli e informate, pronte non alla facile indignazione per le inadempienze del Palazzo, ma ad assumersi nuove responsabilità. Del tipo lo Stato siamo tutti noi. Qui nessuno è salito sulle barricate dell’anti-Stato (versione catalana). Riforme, non rivoluzione. Autonomia, non separazione. Leale collaborazione istituzionale con diritti e doveri per tutti, non il muro contro muro dell’ideologismo rissoso da campagna elettorale. A proposito: il voto nazionale è alle porte e non sarebbe male prendere esempio dal tono sereno dell’appena archiviata consultazione. Intanto, la prima risposta del disponibile premier Gentiloni ai governatori Maroni e Zaia sembra di uno che ha capito il messaggio sobrio rispetto all’incendiaria Catalogna. Ora la posta in gioco è come accompagnare in Parlamento il pragmatico buonsenso dei lombardi e dei veneti. Non sarà una passeggiata né per Roma né per le Regioni. Ma il primo passo del lungo cammino è avvenuto nel pieno rispetto della legalità. E di questo, e di questi tempi, tutti gli italiani possono essere contenti quanto i loro connazionali in Lombardia e in Veneto.

www.federicoguiglia.com

FEDERICO GUIGLIA
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