sabato, 18 novembre 2017
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28.10.2017

Vicolo cieco
a Barcellona

Come si temeva, la Catalogna ha scelto il punto del non ritorno: dichiarazione unilaterale di indipendenza dalla Spagna e addio a qualsiasi tentativo di confronto con Madrid. Che subito, e anche questo era annunciato, ha destituito il governo della ricca regione, ne ha sciolto il Parlamento e indetto nuove elezioni per il 21 dicembre.

Mentre la parte secessionista e minoritaria anche se forte e bene organizzata, festeggia, canta e sventola le sue bandiere per le strade di Barcellona, l’Europa e gli Stati Uniti hanno già dichiarato che non riconosceranno mai la nascita di una nazione indipendente. Decine di imprese stanno trasferendo le loro sedi altrove. Ma, quel che è peggio, i rapporti umani fra i sette milioni e mezzo di abitanti divisi tra favorevoli e contrari alla separazione si stanno pericolosamente avvelenando sull’onda di una scelta politica che oscilla tra il vicolo cieco e la polveriera. La lezione catalana in un’Europa che da almeno quarant’anni ha reso quasi trasparenti i propri confini e fortificato i diritti delle persone, è che c’è un modo solo perché territori e comunità abbiano più voce in capitolo: la battaglia nella legalità. Che significa il pieno rispetto della lettera e dello spirito della Costituzione, madre di tutte le leggi e custode della democrazia e della convivenza di tutti i cittadini. Il paragone è impietoso, ma importante. Mentre la Lombardia e il Veneto hanno promosso un referendum che la Corte Costituzionale ha definito legittimo, e per chiedere nuove competenze nell’ambito della Repubblica una e indivisibile, e i votanti hanno compreso la ragionevolezza delle richieste che il governo è pronto a esaminare, la Catalogna ha fatto esattamente il contrario.

Contro tutte le pronunce costituzionali, le autorità di Barcellona hanno indetto un referendum illegale e farsesco (schede e urne dove capitava, dato che i seggi erano, ovviamente, fuorilegge). E poi per giorni, come Amleto, non decidevano se proclamare o no l’indipendenza frutto di un voto senza regole e minoritario. Da una parte la volontà di autonomia per farsi carico di responsabilità dello Stato italiano. Dall’altra, l’autodeterminazione dell’onnipotenza contro lo Stato spagnolo. Un delirio ideologico. Ma che provoca conflitti e rancori, violenze verbali e materiali (già si sono viste nell’intervento della polizia madrilena il giorno dell’illecito referendum), del tutto inaccettabili nell’Europa della pace e dell’unità.

STEFANO VALENTINI
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