mercoledì, 19 settembre 2018
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09.09.2018

Vince il partito della prudenza

C’è un tempo per fare la guerra e un tempo per la pace. Da oggi possiamo finalmente dire che la campagna elettorale si è conclusa. I due soci di maggioranza dell’esecutivo hanno capito che non possono essere «di lotta e di governo». Si spiega così la prudenza del leader leghista, Matteo Salvini, sul fronte dei magistrati, dopo le dure polemiche, anche via Facebook, che hanno accompagnato la decisione dei giudici di Palermo di iscriverlo nel registro degli indagati per la vicenda della nave Diciotti. «Nessun golpe giudiziario», ha fatto sapere il leader del Carroccio. Ma c’è di più: il ministro dell’Interno non ha fatto una piega neanche sull’appello per la coesione e l’unità arrivato ieri dal Capo dello Stato e fatto proprio dal premier, Giuseppe Conte. Così come ha colpito favorevolmente i mercati la netta retromarcia sul deficit. Appena qualche giorno fa la maggioranza era pronta a sfidare l’Europa per sforare il 3 per cento. Ora nel governo sembra prevalere la linea del «terzo partito», quello della prudenza sui conti pubblici. Tanto che la prossima legge di Bilancio potrebbe prevedere anche un rapporto deficit Pil inferiore al 2 per cento. Miracoli del governare. Così come l’accordo siglato con l’Ilva dal vicepremier, Luigi Di Maio, dopo giorni e giorni di trattative e di polemiche. La verità è che una volta entrati nella tolda di comando di Palazzo Chigi, Cinquestelle e Lega hanno dovuto cambiare registro. Guidare un Paese è cosa diversa dal conquistare il potere a colpi di slogan elettorali e di promesse. L’esecutivo giallo-verde è finalmente entrato in una nuova fase della sua vita: deve dimostrare non solo di saper fare, ma anche di essere migliore degli esecutivi e dei partiti che lo hanno preceduto. Da questo momento non servono più solo post sui social o facili promesse. Ma soprattutto fatti concreti.

di ANTONIO TROISE
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