martedì, 12 dicembre 2017
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23.10.2017

Voto che il Governo
non può ignorare

Sbaglierebbe e di grosso chi dovesse sottovalutare il referendum di ieri in Lombardia e Veneto sull’autonomia delle due Regioni, a cominciare da quella fiscale. I numeri dicono che la partecipazione c'è stata e il «terrore» dispiegato a piene mani dopo la vicenda catalana non ha influenzato gli elettori. Forse il primo errore fatto da quanti avevano liquidato il referendum come un’iniziativa al limite del folclore è stato proprio paragonare Lombardia e Veneto alla Catalogna. Non comprendere il messaggio lanciato dalle due Regioni derubricandolo a un sondaggio di opinione sarebbe colpevole. Lo dicono i numeri e lo dice la trasversalità di un voto che ha diviso gli stessi partiti di maggioranza visto che, in Lombardia come in Veneto, il Pd ha dovuto registrare numerose e dolorose spaccature. Di tutto questo dovrà tener conto Matteo Renzi alla ricerca di un accordo con i transfughi del partito dopo mesi di scontri e prove di forza finite molto spesso con altrettante ammaccature. Il Pd e i suoi dirigenti hanno scelto in questa vicenda di cavalcare parole e slogan del vocabolario leghista. Un rischio che sembra aver pagato, ma non è detto che al dunque delle Politiche gli elettori non finiscano per preferire l’originale. Per il Governo il problema è ancora più grave e impellente. Gentiloni non potrà far finta di niente e prima o poi sarà obbligato a sedersi ad aprire una trattativa con Maroni e Zaia. Perchè i temi sollevati dal referendum non possono essere ignorati e saranno argomenti forti anche nella campagna elettorale per il futuro Parlamento. Al pari del problema dell'immigrazione. Per Salvini e Berlusconi il risultato di ieri indica una sola strada, quella di un centrodestra unito che possa allargarsi a Fratelli d'Italia. Alla frenetica ricerca di un candidato premier i due leader potrebbero «trovare la quadra», per usare le parole di Bossi, proprio intorno a Zaia o a Maroni.

ROMOLO DAMIANO
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