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22 settembre 2018

Lettere

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07.09.2018

Basta barare sulla famiglia

Egregio direttore, la lettera di Luca Trentini in risposta alla precedente del sindaco di Prevalle, Amilcare Ziglioli, al di là dei contenuti, si distingue per quel tono studiatamente rassicurante che tanto ricorda il tono delle comunicazioni ufficiali diramate dagli organizzatori in occasione dell’ultimo Brescia Pride ma che a noi, che non siamo nati ieri e che vorremmo andare al cuore delle questioni in gioco, non convince affatto. Se vogliamo dirla tutta, siamo sinceramente stufi, e con noi sempre più persone, di questo linguaggio mellifuo e supponente che, ogniqualvolta ci si trova a confrontare su questi temi, viene regolarmente sbattuto in faccia a coloro che, per una serie di motivate argomentazioni, pur venendo gentilmente dipinti e trattati come trogloditi («il mondo si evolve nonostante il sindaco di Prevalle»), non intendono adeguarsi alla corrente narrazione. Ma veniamo dunque, e molto brevemente, agli argomenti, e per questo ci soffermiamo sui nodi, a nostro giudizio centrali, della risposta di Trentini: «Noi parliamo di pluralità delle forme: E di rispetto per tutte»; ed ancora: «Parlare di modelli diversi, di tutti i modelli familiari anche a scuola, non significa diffondere quel mostro immaginario del “gender”, ma arricchire la società e diffondere accettazione e pluralismo». Ebbene, saltando per sfinimento ogni considerazione critica circa il mantra dell’inesistenza della problematica «gender», a noi risulta che parlare di pluralità di presunte forme di famiglia, equiparandole l’una alle altre pur nella loro oggettiva diversità, finisca nel concreto, specie se poi fatto casualmente «a scuola», per aumentare la confusione e svalutare la forma naturale della famiglia, o, meglio, la famiglia e basta. Non è troppo difficile (ci si perdoni l’approssimazione e la banalità dei paralleli): se ad un bambino offrirai una moneta autentica questo la apprezzerà per il suo valore, per ciò che ci potrà fare; se la stessa moneta gliela offrirai assieme ad altre evidentemente fasulle, dicendogli che sono invece tutte uguali ed autentiche, il bambino rimarrà perlomeno abbagliato ma confuso, e la certezza del valore della prima moneta, quella autentica, inizierà a vacillare. Quando poi, una volta cresciuto e finalmente passato dal piano delle favole a quello della realtà, andrà dal droghiere per spendere le suddette patacche, quello gli dirà: «Amico, ti hanno fregato». E saranno dolori… Oppure: se ad un bambino offrirai un cioccolatino, questo lo percepirà in un certo modo; se lo stesso glielo offrirai confuso in una rosa di altri dieci diversi per forma e gusto, questo stesso cioccolatino perderà, agli occhi del bambino, buona parte della sua iniziale attrattiva e della sua consistenza. È forse rispettoso del bambino - pur con tutte le migliori e sincere intenzioni antidiscriminatorie - mescolargli analogamente le carte ed in tal modo confondergliele, quando sta scritto che lo stesso ha naturalmente e primariamente bisogno di una mamma e di un papà? Ci sono, a quest’ultimo riguardo, evidenze scientifiche che confermano questa semplice constatazione ben più serie di certe verità «scientifiche» decise oltreoceano a maggioranza, per alzata di mano, sulla scorta di potenti pressioni politiche: basta cercarle, senza pregiudizi. Ma forse ancor più autorevolmente di queste evidenze, esiste ancora oggi un popolo che, seppur strumentalmente e sistematicamente delegittimato, senza troppi intellettualismi insiste nel ribadire la suddetta e ormai «scomoda» verità: è il popolo che ancora si appella alla categoria del semplice buonsenso. Quel sempre perfettibile buonsenso di matrice cattolica che, prioritariamente coltivato in famiglia, pur con le dovute eccezioni normalmente insegnava e potrebbe ancora insegnare il rispetto per chiunque. Un gruppo di papà e di mamme

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