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19 settembre 2018

Lettere

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30.08.2018

Cemento armato e speculazioni

Egregio direttore, la lettera del signor Ermanno Maccione di venerdì 24 era molto dettagliata sulle procedure da adottare nella costruzione di manufatti in cemento armato per la loro conservazione per evitare le fraudolenze sia sulle armature che per la percentuale di cemento impiegato e sia per aver la certezza di poter sempre risalire ai responsabili. Non mancava peraltro di segnalare il marcio, cioè che per speculazioni e tangenti le opere pubbliche in Italia costano quasi il doppio che all’estero, uno dei tanti primati negativi che difficilmente potremo eliminare, invece si cerca spesso di giustificare utilizzando la fama costruita di questi super architetti magari fatti poi senatori a vita, che progettano opere avveniristiche di cui non abbiamo ancora percepito la fregatura, «boiate pazzesche» rifilateci come alta ingegneria, vedasi oltre al Morandi di Genova il Mose di Venezia costato una montagna di soldi pubblici inutilmente o quell’altro capolavoro del ponte di Calatrava coi gradini a trabocchetto che ha già mandato in ospedale parecchie persone e che ha bisogno di una costante e costosa manutenzione, e potesse ritornare il nostro Palladio. Non so se altri come me percorrendo l’autostrada della Cisa e passando sui viadotti da brivido si sia mai chiesto come mai non si sia optato per un bel tunnel, tale e quale a quello della ferrovia fatto molto prima e senza i diversi sbalzi di quota e i costi dei giganteschi ponti sulle valli da attraversare, non sarà forse un pensar male che a motivare la scelta sia stato il non ridurre quelle famose speculazioni e tangenti ricordateci da Maccione? Marino Baccanelli BAGNOLO MELLA

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