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16 dicembre 2017

Lettere

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04.10.2017

Il disagio
nella mia terra

Egregio direttore, a volte certe parole rimangono come incapsulate, per giorni «lievitano nello stupore dello sguardo, si custodiscono nello scrigno del non detto, si nutrono di silenzi», come decanta nei suoi versi il mio amico poeta Mimmo Russo, vissuto per «poco tempo» ma tanto incisivo con la sua poesia da renderlo eterno. Poi l'anima trova un istante per uscire da quello stupore, da quello scrigno, da quel magico silenzio e trova l'input per scrivere. Sono emotivamente molto coinvolta dalla vicenda della piccola Noemi. Cronaca di una morte annunciata. Conosco certe realtà meridionali e in tutta questa storia fa rabbrividire oltre all'orrore anche la mancanza di legalità. Ora cercheranno di tamponare, di mettere pezze ma è tutto inutile. Il degrado sociale e culturale in certi angoli è sotto gli occhi di tutti, nessuno reagisce e chi lo fa viene «snobbato». Credo che avrei fatto tanta fatica a sopportare certe ignobili realtà nella mia cara terra natia. Sono una rivoluzionaria nell'anima. Non mi adagio e lì certe cose sono al limite della tolleranza. Devono spiegarmi ora le Forze dell'Ordine perché non hanno mai sequestrato quella Cinquecento anni '80 che si aggirava alla guida di un ragazzino suo malgrado non del tutto equilibrato, mi devono chiarire i «cavilli illegali» che hanno impedito di bloccare l'adulto-padre che ora si concede anche il lusso di affermare che la prestava al figlio per cercare intimità con la fidanzatina. Che assurdità è questa! Non ci si rende conto di essere totalmente incivili. Si vive nell'inconsapevolezza! Perché la civiltà è un'altra! La civiltà è il totale rispetto della legge per cui Socrate bevve da innocente la cicuta e preferì morire rispettando la legge piuttosto che vivere violandola. Mi spiace infinitamente per la ragazzina che aveva ancora mille anni da vivere, orrendamente seppellita sotto le mie amate innocenti pietre di sangue innocente cosparse, all'ombra dei miei amatissimi ulivi d'argento luccicanti la cui maestà in quel frangente è stata calpestata; mi spiace infinitamente per il ragazzino che racconta verità contorte e poco convincenti come se qualcuno manovrasse la sua fragile mente; non mi dispiace per quasi tutti gli adulti coinvolti perché dovevano fare molto di più di ciò che esprimono di aver fatto! Non possiamo accettare passivamente la realtà senza muovere nessuna pedina della nostra mente. Se arriva una denuncia agiamo! Immediatamente! Se un minorenne guida un'auto, magari senza collaudo, fermiamolo in modo tempestivo! Non per rivangare il passato che con il tempo ho trasformato in luce. A chi investì mio padre sottraendogli il diritto di vivere, oltre venticinque anni fa, i carabinieri non fecero la prova dell'alcool-test e tutto scivolò in una commedia dell'assurdo capace di deprimere anche gli animi più forti; qualche anno dopo, il ragazzino che investi mia madre guidava il suo motorino senza patente e senza assicurazione come tanti ragazzini ancora adesso. Nessuno ha avuto conseguenze. Questa è morte sociale. Paralisi culturale. Le nuove generazioni focalizzino con cura che dietro un errore c'è una responsabilità; genitori che si ritrovano figli che fanno errori abbiano la forza di ammetterlo anche se è difficilissimo. Vedi caso Avetrana: sotterfugi, verità distorte, commedie senza fine. Realtà del Sud? Purtroppo non solo! I giovani imparino da questa tragedia una lezione importante: quando si sbaglia la legge deve far pagare il conto. Innanzitutto alla coscienza che dovrebbe appartenerci e poi alla Santa Libertà. È il nocciolo della questione. La certezza della pena è spesso inesistente e nel profondo Sud, come in altre realtà di degrado dal Nord al Centro al Sud, si continua a morire perché la legge spesso è un concetto astratto. Quasi un'illusione. Mi sembra di lanciare frecce contro il bronzo. Voglio credere che prima o poi non rimbalzeranno e le cose forse cambieranno. Il vento sbatte le mie parole e le fa oscillare come una canna, ma non dimentichiamo che siamo noi che diamo forma a quel vento e sarà quella forza che farà rivibrare la coscienza! La coscienza della speranza che dobbiamo donare ai nostri giovani per impedire loro di rispondere il primo giorno di scuola alla domanda di quale sia il sogno più grande: «Avere un futuro». Un pugno allo stomaco. Commozione profonda. Forza ragazzi! Sono dalla vostra parte! Il futuro sarà luminoso! Buon anno scolastico a tutti i ragazzi dell'Itis Cerebotani di Lonato del Garda e di tutte le scuole nel mondo! Non seppellite i vostri sogni! «Cercate la strada dei sogni e il vostro cuore non sarà mai stanco».

Lucia Trane

BEDIZZOLE

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