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19 novembre 2018

Lettere

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01.09.2018

Non è vero che la Loggia luccica

Egregio direttore, il sindaco Del Bono, prima dell’ultima tornata elettorale, con poco elegante sicumera, aveva detto «siamo stati bravi» e, a quanto pare, il premio è arrivato. Mi lasci dire l’esimio primo cittadino che se nella passata legislatura ci sono state a suo dire tante luci, ciò non lo esenta dal precisare la sostanza vera di quel «bravi». Precisazione che a mio avviso è venuta in modo insufficiente. Vuoi perché egli e i suoi assessori hanno l’abitudine deplorevole di non rispondere alle lettere dei cittadini, vuoi perché non è vero che tutto luccica nel cielo della Loggia. Ultimamente una timida risposta è pervenuta, sia da parte sua, sia da parte della variegata parte politica che l’ha sostenuto. Tutti si sono spesi per fare credere alla cittadinanza che le scelte operate durante la legislatura trascorsa e i conseguenti risultati ottenuti siano stati ottimi se non abbondanti, all’insegna, quindi, del tout va très bien madame la marquise. Ma non è esattamente così e cercherò di spiegare perché. Quando gli amministratori di qualsivoglia organismo si accingono a programmare le attività dell’ente cui sono affidati, se non sono degli sprovveduti, esaminano le priorità da affrontare alla luce dei presupposti politici, sociali ed etici che li animano e per i quali sono stati votati. Per restare al Comune di Brescia, una prima presa d’atto per chi avesse voluto veramente operare per il bene dei cittadini avrebbe dovuto riguardare un dato di fatto inoppugnabile: Brescia (documenta l’Istat) è uno fra i primi Comuni d’Italia con la maggior parte di abitanti (8% circa) che vivono al di sotto del livello di povertà assoluta. Non intendo, per brevità di esposizione, soffermarmi su altre criticità più o meno affrontate o risolte dall’ente, anche perché quest’ultima mi sembra sufficiente per esemplificare quanto intendo esporre e il cui significato avrebbe dovuto suggerire agli amministratori l’approccio agli interventi funzionali al suo superamento. Quindi un primo passo per la Giunta Del Bono, nominata cinque anni or sono, a mio avviso, avrebbe dovuto essere quello di verificare innanzi tutto se «in casa propria» l’amministrazione teneva un comportamento consono a non riprodurre fenomeni di utilizzo di prestatori d’opera con retribuzioni da fame. Così non è stato fatto. Là dove era necessario personale per il corretto funzionamento della macchina amministrativa, anziché programmare e avviare la costituzione di uffici, funzioni e modalità d’impiego stabili e con retribuzioni in linea con quelle degli altri impiegati stabilizzati, l’Amministrazione ha privilegiato orari di lavoro inadeguati alla mole di impegni da sbrigare ed è ricorsa alla pletora dei contratti anomali, vere cause del precariato (co.co. co, co.co.pro., contratti a progetto, contratti a somministrazione, ecc.), dando spazio spesso alle cooperative e alle agenzie interinali che, com’è noto, hanno costituito l’espediente per ridurre i costi degli enti, scaricandone gli effetti sui lavoratori e deprimendone le retribuzioni ed i diritti in modo intollerabile se non vergognoso. Vi erano dei vincoli? Certamente: la legge di stabilità, le restrizioni sul turnover e altri lacci. Chissà perché questi impedimenti pare invece che «evaporassero» quando si dovevano programmare e finanziare i circenses per rabbonire «il colto e l’inclita». In questo caso il Comune di Brescia non è sicuramente stato «virtuoso», anzi direi di più, non è stato né virtuoso né previdente, avendo anche mancato l’occasione per affrontare in modo razionale taluni problemi indotti dal fenomeno immigratorio, predisponendo per tempo, ad esempio, la pianta stabile per determinati uffici che all’immigrazione dovevano fare capo. Certo la responsabilità di tale comportamento non è tutta addebitabile alla gestione Del Bono, ma ciò non diminuisce il suo coinvolgimento. Si dirà che si tratta di realtà contenute numericamente e che riguardano marginalmente l’insieme delle funzioni amministrative ma, a me pare, che anche un solo ingranaggio guasto pregiudichi il funzionamento di tutto il meccanismo e ne infici sia la sua credibilità, sia la sua aderenza a principi tanto sbandierati e propugnati a parole e rispolverati immancabilmente con i libretti e con le fanfare pre-elettorali. Se a ciò si aggiunge, per fare un esempio, che l’ufficio per l’idoneità alloggiativa ultimamente è stato temporaneamente chiuso o aperto a singhiozzo, con motivazioni improbabili, con grave pregiudizio per le necessità dell’utenza, se ne deduce che la gestione del personale non è stata sempre ottimale, diciamo. Va detto inoltre che a fronte di dirigenti d’ogni specie strapagati (certamente assai «bravi» a difendere e incrementare i loro stipendi esagerati; assai «bravi» a scrivere bandi di concorso o lettere di «ben servito» mostrando comprensione per il probabile - sic! - stato d’animo di chi perde il posto), il Comune ha tollerato che alcuni impiegati precari (tre per l’esattezza) ricchi di titoli posseduti e di esperienza, oltreché non rimpiazzabili da personale proveniente dall’organico interno che non possiede talune attitudini vantate dai precari stessi, tra cui spicca la conoscenza eccellente di più lingue straniere; impiegati precari pur indispensabili per l’espletamento di taluni servizi, dopo continue traversie e part-time virtuali cui corrispondevano in realtà oneri lavorativi full-time, venissero retribuiti con «paghe» che non permettevano di arrivare alla fine del mese. Ma non basta. Il Comune impelagato nelle pastoie della burocrazia amministrativa, pur avendone il tempo e le risorse, anziché attivarsi per pervenire a soluzioni accettabili e legalmente ineccepibili per i soggetti in causa, ha fatto sì che essi, sebbene impiegati e utilizzati da oltre dieci anni, si trovassero addirittura a perdere il posto di lavoro. Tout va très bien, madame la marquise, pourtant, il faut que l’on vous dise… (tuttavia devo dirle che abbiamo lasciato a casa, quindi nella miseria, persone con carichi familiari e retribuite con salari da fame). E questo per risparmiare e per salvaguardare altri impegni finanziari come quelli generati dalle luminarie natalizie, dall’Art strasse, dalle luci futuribili del CidneOn e chi più ne ha più ne metta, ed evitare il fastidio di individuare soluzioni possibili per quanti hanno veramente bisogno, tanto a pagare è sempre, da un lato, certa utenza di serie B e dall’ altro i lavoratori meno garantiti socialmente dei quali, pare di capire, all’Amministrazione Comunale non importava e non importa nulla. Provi il sindaco Del Bono a chiedere a costoro se giudicano «bravi» gli amministratori da lui guidati. In compenso figure di primo piano dell’Amministrazione Comunale e i loro referenti politici si sono prodigati, nel tempo, nella stucchevole politica delle pacche sulle spalle e dei sorrisi a trentadue denti che fanno tanto captatio benevolentiae, condivisione e, all’occorrenza, integrazione e consenso sans frontieres. Con quale autorità un ente pubblico amministrativo che tiene questi comportamenti può chiedere agli altri attori della società civile di essere parte diligente nell’af- frontare il peso di aree che soffrono la miseria della povertà assoluta? In base a quale categoria del pensiero si possono definire «bravi» questi amministratori? Sono questi i presupposti per i quali Brescia è «pronta a spiccare il volo» come afferma il sindaco? Certo paga in termini di consenso presso ben definite classi sociali ripetere fino alla noia la giaculatoria quotidiana delle notti bianche, dei sons et lumières, delle performances rischiarate dalla luce lunare o delle romanze cantate negli angoli reconditi del metrò, quasi questi spettacoli non siano costati nulla alla comunità e far passare sotto silenzio il resto: i fondi destinati ad essi, liberi come detto da vincoli, sono stati preposti se non sottratti ad altre ben più utili, oserei dire, più umanitarie e importanti necessità, di cui ho voluto riportare un esempio. Prima i nani, le ballerine, i nasi finti e poi, dopo il carrozzone ancorché fantasmagorico, arrivano le brioches di Maria Antonietta, anche se… on déplore un tout petit: un incident… mais, à part ça tout va très bien madame la marquise. dottor Roberto Tedoldi CAPRIANO DEL COLLE

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