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17 novembre 2018

Lettere

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09.09.2018

Ora meglio fare un sottopasso

Egregio direttore da alcune settimane si parla a ragione, del disastroso crollo del Ponte Morandi sul Polcèvera a Genova. È stato detto una sola volta in televisione, che tale opera non era stata progettata anche per il traffico pesante che ne doveva, quindi, venir escluso. A disastro avvenuto possiamo quindi dire che dopo 51 anni di stress sovradimensionato, l’accaduto era inevitabile. Come rimedio si parla ora di una «strada di gronda» da costruire ex novo. Ora le possibilità sono solo due: la prima è che tale «gronda» debba ancor superare il Polcèvera con un nuovo ponte, e quindi con il ripresentarsi dei medesimi problemi del «Morandi». La seconda possibilità sarebbe che tale «strada di gronda» passi a monte del Polcèvera che, benché lungo solo 20 km permetterebbe sì la costruzione di una strada di superficie (o in galleria), ma con il non piccolo inconveniente di un notevole allungamento del percorso. Mi son chiesto più volte come mai non vi sia mai parlato della possibilità (o della non possibilità, spiegandone i motivi) di un sottopassaggio sotterraneo sotto il torrente Polcèvera. Motivi tecnici? E quali? meccanici? Geologici? Motivi economici? Troppo costoso? Troppo poco costoso? Il precedente del sottopasso sottomarino (tunnel ferroviario di 50 km anno 1994) sotto La Manica, tra Calais e Dover costruito a regola d’arte ventiquattro anni fa e sempre stato esente da problemi, dovrebbe far prendere in seria considerazione la soluzione viaria di un adeguato sottopasso a doppia corsia Genova Ovest - Genova Est e viceversa sotto il Polcèvera. Tale soluzione, se fosse possibile adottarla, presenterebbe il vantaggio di sicurezza quasi totale, durata pressoché illimitata, e forse pure eventualmente più costosa, certamente nessuna esposizione al danneggiamento da intemperie climatiche (piogge acide, caldo eccessivo, gelo) e minori costi di manutenzione. Dottor Enrico Zecca BRESCIA

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