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20 ottobre 2017

Lettere

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05.10.2017

Traumatologia
e speranze

Egregio direttore, sono nuovamente a chiedere spazio per poter ringraziare il prof. Ugo E. Pazzaglia che ha trovato il tempo e il modo per rispondere alla mia lettera precedente. Sono lieta di apprendere dal professore che gli Spedali Civili non siano stati, mi perdoni l’ironia, «con le mani in mano» per quanto riguarda l’ortopedia e la chirurgia della mano e sono felice che si stiano attrezzando per assicurare a noi pazienti, in futuro, gli stessi standard qualitativi fino a oggi garantiti dal dr. Pierpaolo Borelli. Ciò nonostante, voglio essere franca e dire in tutta onestà che le rassicurazioni fornite dal prof. Pazzaglia non sono sufficienti a rincuorare l’animo di un paziente preoccupato. Ora, comprendo bene che il professore sarebbe pienamente legittimato a chiedersi chi sono io e quali competenze mediche ho per non dovermi fidare delle sue argomentazioni. E in effetti io non sono nessuno, non ho alcuna competenza medica, sono solo una paziente come tante che però si pone alcune domande. Quello che continua a farmi pensare che le mie preoccupazioni abbiano un fondamento non lo attingo dal sapere medico-scientifico, ma da un campo il cui valore di veridicità non può essere negato a priori, vale a dire l’esperienza. Mi spiego meglio. Come ho scritto in precedenza, sono quasi vent’anni che ho a che fare con la Prima Traumatologia degli Spedali Civili di Brescia. All’inizio del mio percorso il prof. Cattaneo, allora direttore della cattedra universitaria di Reumatologia, presentatasi la necessità del mio primo intervento alla mano, mi indirizzò dal dr. Borelli dicendomi che nessun altro sarebbe stato in grado di garantirmi i suoi stessi standard qualitativi. Nel corso di tutti questi anni poi, necessitando di altre operazioni e diventando una «cliente abituale» degli Spedali Civili, non ho mai sentito parlare di altri specialisti della chirurgia della mano oltre al dr. Borelli; nelle sale d’attesa durante le varie visite e i numerosi controlli, entrando in contattato con altri pazienti con problematiche alla mano o al polso, non ho mai trovato chi si rivolgesse ad altri se non a Borelli. Le uniche volte che ho sentito citare nomi di altri medici dai pazienti è stato quando ho conosciuto persone che si rivolgevano al dr. Borelli nella speranza che egli riuscisse a sistemare le conseguenze di interventi mal riusciti fatti da altri dottori. È strano che dopo vent’anni non ci sia mai stata l’occasione di fare la conoscenza di un altro specialista della mano operante al Civile. E, ad essere sinceri, non conoscevo fino ad ora nemmeno lo stesso prof. Pazzaglia che si è prestato a rispondermi. Ora, io sono senza dubbio priva di conoscenze mediche specifiche, ma anche l’esperienza empirica è da sempre usata come prova. Resto comunque aperta alla possibilità di un altro tipo di esperienza. Una che possa farmi pensare che le mie preoccupazioni di oggi siano in fondo eccessive. Se così sarà, in futuro sarò ben lieta di chiederle ancora una volta uno spazio per poter ringraziare, come ho fatto con il dr. Borelli, il prof. Pazzaglia e il suo nuovo staff.

Gianna Fabusini

FLERO

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