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giovedì, 14 dicembre 2017

Aggressione omofoba a Sebastiano Riso

Il regista Sebastiano Riso è stato aggredito a Roma (BATCH)

«Sul viso, nello stomaco e all’altezza dello sterno. Sono stato colpito tre volte, e tre volte mi sento attaccato: come omosessuale, come regista e come persona. Come omosessuale perchè, mentre mi colpivano, mi rivolgevano insulti omofobi». È così che il regista Sebastiano Riso, che di recente ha presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, «Una famiglia», racconta l’aggressione omofoba di cui è stato vittima ieri pomeriggio, nell’androne della sua casa romana. Due gli uomini che l’avrebbero avvicinato, picchiandolo ripetutamente. Riso è stato portato poi all’ospedale Fatebenefratelli dove i medici gli hanno riscontrato una contusione della parete toracica addominale e un trauma allo zigomo con edema alla cornea con una prognosi 10 giorni. Ma non sono stati solo i calci e i pugni a fargli male, anche gli insulti omofobi lo hanno ferito profondamente: «Facevano riferimento a tematiche affrontate nel mio ultimo film, come la possibilità per le coppie gay di formare una propria famiglia», racconta ancora scosso. Sebastiano Riso però non si lascia intimorire: «La violenza è stata esercitata contro la mia inclinazione a esprimere me stesso anche e soprattutto attraverso il mio lavoro. Nonostante la paura e la rabbia sono sicuro che continuerò a farlo, come e più di prima». Solidarietà al regista è stata espressa da Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center: «È solo l’ennesima aggressione a sfondo omofobo. Risulta sempre più urgente l’approvazione di norme contro l’«omo trans fobia» da parte delle istituzioni, come già avviene in molti paesi dell’Unione Europea». Si dice sconvolta la deputata del Pd Fabrizia Giuliani: «Sulla strada dell’affermazione di una piena cittadinanza dei diritti si incontra anche la discriminazione e la violenza omofoba come quella subita da Riso, è certo che le conquiste passano anche da opere di impegno civile come la sua». Il senatore di Idea Carlo Giovanardi, che ha apprezzato Una famiglia, denuncia forte dell’ignobile pratica dell’utero in affitto, commissionato sia da coppie omo che eterosessuali», definisce «così cretini» gli aggressori «da prendersela con un regista omosessuale che ha avuto il coraggio di documentare quanta miseria morale ci sia nella pretesa di utilizzare una donna come contenitore di un figlio da vendere a ricchi committenti». La Indiana Production commenta: «Siamo sconvolti e arrabbiati, per una tale violenza in Italia oggi. Il cinema è una delle forme più alte di libertà, questa aggressione è gravissima». Solidarietà anche dall’Associazione 100Autori: «È l’ennesimo attacco alla libertà di espressione e risulta particolarmente ignobile e disgustoso».