Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
24 settembre 2018

Spettacoli

Chiudi

25.02.2018

«Il cane» di Delai vuol mangiarsi Miami

Attori e staff de «Il Cane» ad Alice nella Città: in basso a destra, Delai
Attori e staff de «Il Cane» ad Alice nella Città: in basso a destra, Delai

Matteo Delai deve ancora compiere 27 anni, ma è già stato al Festival del Cinema di Venezia, e non da spettatore: forte del premio Orizzonti consegnato a «Nico 1988» di Susanna Nicchiarelli di cui è stato assistente alla regìa (8 nomination ai David di Donatello). Classe 1991, Delai è nato a Gavardo ma è cresciuto a Manerba; adesso vive a Roma (dove ha trovato la sua America) dopo la laurea in regìa cinematografica al Rufa, la Rome University of the Arts. Un curriculum mica male, e una carriera avviata: da Venezia (con «Nico 1988») a Miami con il suo ultimo corto «Il cane», 16 minuti ad altissima intensità che è già passato da vari festival romani (al FilmFestival del Varco, la casa produttrice che poi l’ha scritturato, e fuori concorso ad Alice nella Città) e per il Rivegauche FilmCorti Festival di Firenze (le selezioni proprio in questi giorni), poi appunto al Mindie, il Miami Independent FilmFestival dove «Il cane» è in gara: verrà proiettato domani. E chissà, forse ad Aosta e forse a San Felice, al FilmFestival del Garda dove già un paio d’anni fa è stato proiettato il suo «Bennie», cortometraggio che nel Bresciano è già un cult. «Il cane» è forte, fortissimo: si parla di amore, di sacrificio e di vita, con una coppia di trentenni ormai pronti a fare il grande passo. Si comincia con un cane e si finisce magari con un figlio. Anche la colonna sonora è bresciana, a firma di Sat: al secolo Agostino Bellini (che è di Roè Volciano). Nel cassetto di Delai un altro cortometraggio, «Tutto per lei», un’opera incompiuta («Il razzista mannaro») e uno strepitoso documentario di 40 minuti sull’immigrazione, «Bongiùr». Autobiografico, come lo è anche «Il cane»: «Mio nonno è stato in Belgio a lavorare, come tanti altri italiani – racconta Delai – Là ha avuto un figlio, la madre è morta e i genitori di lei non hanno mai riconosciuto il padre. Tornato in Italia, si è rifatto una vita: io ho raccontato il viaggio dei suoi figli in Belgio, quattro 50enni che non avevano mai preso un aereo ma che lo fanno per trovare il fratello che hanno cercato tutta la vita». Il primo long-play, pronto per giugno, sarà anche questo un docufilm sulle migrazioni, «una costante della nostra specie – continua Delai – perché l’essere umano si sposta da sempre». Ma come fa un regista ad ispirarsi? «Osservando le piccole cose, i dettagli, il comportamento di due persone che non conosci. Poi nasce la scintilla». •

Alessandro Gatta
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok