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15 novembre 2018

Spettacoli

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08.10.2018

Il grido del cuore del cinema africano

Il 15 ottobre «Le cri du coer», cult di Idrissa Ouedraogo del 1994
Il 15 ottobre «Le cri du coer», cult di Idrissa Ouedraogo del 1994

Sprazzi multiculturali, necessità di questi tempi. Ossigeno puro, anzi, in forma di settima arte: 4 serate dedicate a che fanno parte di un'unica etichetta, riconosciuta: «Cinema Africa». La rassegna organizzata dall'Associazione Kamenge in collaborazione con il COE, Centro Orientamento Educativo, apre stasera al cinema teatro Borgo Trento la sua 12a edizione. Un viaggio prospettico, lontano da derive pietistiche. «Siamo in una fase storica particolare, questi prodotti assumo una valenza maggiore - spiegano Gigi Saronni e Sergio Faini, rispettivamente di COE e Kamenge, nella presentazione alla Trattoria Porteri -. Andiamo verso una società multietnica, e il nostro obbiettivo è raccontare l'Africa e, soprattutto, gli africani attraverso la pellicola». Via allora con un'opera recentissima come «Une saison en France», di Mahmat-Saleh Harouan, che racconta il trasferimento in Francia di Abbas, insegnante di francese. In attesa di ottenere lo status di rifugiato, deve mandare i figli a scuola e mantenersi con un lavoro al mercato, dove si innamora di Carole. Il sogno di costruire un nuovo futuro si accompagna però alla tematica di una possibile respinta della richiesta di asilo. Il 15 ottobre toccherà a «Le cri du coer», caposaldo che stravolse i canoni incrostati del cinema africano - ritmi lenti, camera fissa - nell'ormai lontano 1994 con la firma di Idrissa Ouedraogo. Il piccolo Moctar non ha mai abbandonato il suo villaggio nel Burkina Faso, sino a quando non è costretto a raggiungere il padre in Francia e a fare i conti con una nuova esistenza a cui fatica ad adattarsi. Uno spaesamento spirituale e psicologico che valse al film una menzione d'onore a Venezia. Il 22 ottobre si passa a «Timbuktu», film di Abderrahamane Sissako del 2014 che fotografa l'occupazione jihadista di Timbuktu, antica città del Mali, e scandaglia il tema dell'integralismo religioso. Chiude il 29 ottobre «Anni di piombo», di Margarethe von Trotta. «Non si tratta di un lungometraggio africano, ma di una scelta alternativa come voluta provocazione - spiega Faini -. Narra la vita e le direzioni intraprese da Juliane e Marianne, figlie di un severo pastore protestante. Mira a far riflettere sulle scelte compiute, sulle conseguenze del terrorismo e su come non sia possibile demonizzare certi percorsi e azioni, come l'immigrazione, che si ripetono nella storia». Proiezioni alle 20.45 a ingresso libero: il Cinema Borgo Trento (via Filzi 3) ha 187 posti. Ulteriori informazioni sul sito kamenge.it. •

J.MAN.
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