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15 novembre 2018

Spettacoli

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12.10.2018

Sollima: «Porto negli Stati Uniti questo mio sguardo amorale»

Una scena del film «Soldado»Il regista Stefano Sollima alla presentazione di «Soldado»
Una scena del film «Soldado»Il regista Stefano Sollima alla presentazione di «Soldado»

ROMA «Cosa ho portato ad Hollywood? Il mio sguardo amorale, ovvero quello di fare un racconto che va diritto allo scopo al di là del bene e del male, un tipo di film che negli States raramente si produce». Così Stefano Sollima parla di «Soldado», sequel pieno di ritmo e violenza di «Sicario» in sala dal 18 ottobre con 01 in oltre 400 copie. La mission di Sollima, regista di «Suburra», non era facile. Quella di fare non solo il suo primo film americano, ma anche un credibile sequel del film cult di Denis Villeneuve del 2015, ma l’autore romano che ha avuto il suo exploit con la serie Sky «Romanzo criminale» non ha avuto paura e il box office Usa lo ha premiato. Al suo esordio Soldado è partito più che bene con 19 milioni di dollari contro i 12 di Sicario e attualmente è a 73 milioni di dollari. Thriller-action con Benicio Del Toro e Josh Brolin, pieno di armi, sparatorie, elicotteri da guerra che fanno giri di valzer sul deserto, agenti Cia, cartelli messicani infiltrati dentro la polizia di Stato, non si può dire che questo film manchi di attualità diviso, come è, tra confini da difendere, in questo caso quelli tra Texas e Messico, emigrati da sfruttare e terrorismo islamico (la migrazione, si vede in Soldado, è un veicolo per il terrorismo religioso). Nel film si racconta la lotta al narcotraffico resa ancora più dura da quando i cartelli hanno iniziato a trasportare terroristi attraverso il confine. Per combattere questa guerra, l’agente federale Brolin dovrà unire le forze con il misterioso Benicio Del Toro che ha un’unica mission: quella di far entrare in guerra i cartelli messicani l’uno contro l’altro. Per riuscirci Del Toro coinvolgerà in un rapimento una ragazzina, figlia di uno dei più potenti boss messicani, alla quale inevitabilmente si affezionerà. «Non non farò il sequel del sequel - spiega Sollima ieri a Roma - non mi piace fare due volte lo stesso film. Se dovessi rifarlo non farei comunque un sequel, ma un altro film con il mio sguardo». Lavorare negli Usa? «Per me è stata soprattutto una vacanza che non escludo rifarei. Un regista a Hollywood,rispetto all’Europa, non ha il controllo creativo del suo film fino alla fine - dice -. Ma in compenso ha un sacco di giocattoli. Un esempio: in una scena vuoi un altro elicottero e ti danno un altro elicottero». Il cinema per Sollima, che sta ultimando per la tv (una produzione Cattleya per Sky) ZeroZeroZero dal romanzo-inchiesta di Roberto Saviano - resta quello della sala: «Negli Usa è ancora così, è un evento. Le sale sono straordinarie, ti sdrai, spegni il telefono e condividi il film». Frase cult del film che risulta piena di attualità è quella che dice un agente della Cia: «Il vero grande affare dei cartelli messicani oggi non è più la droga, ma l’emigrazione clandestina. Queste persone non devi curarle, non rischi nulla e, se va male, ritentano». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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