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18 novembre 2018

Spettacoli

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09.10.2018

Tra la Terra e il Mondo il Papa sul Guglielmo

Una scena del film con Bexhet Morina ed Ermes Scaramelli«Paolo VI. Tra la Terra e il Mondo», film di Maurizio Pasetti
Una scena del film con Bexhet Morina ed Ermes Scaramelli«Paolo VI. Tra la Terra e il Mondo», film di Maurizio Pasetti

«Una giornata bellissima». Lunga 48 ore di luce aurorale, di voci bene-dette. «Paolo VI. Tra la Terra e il Mondo» fu girato quasi dieci anni fa sul Monte Guglielmo dove il Santo Padre, giusto un bimbo in spalla al babbo, avvicinava al cielo l’anima tenera. IL FILM di Maurizio Pasetti, pensato da Roberto Lombardi e Giuseppe Marchetti, dà corpo e colore al testo-meditazione di Giovanni Battista Montini, «Pensiero alla morte». A pochi giorni dalla canonizzazione, il Cinema Nuovo Eden di via Nino Bixio 9 proietta la bobina (stasera alle 20.30) di «un film che si segue attraverso parola e simbologia». Ermes Scaramelli, Bexhet Morina, e un gruppo di studenti universitari del Cud (Davide Manenti, Andrea Goffi, Chiara Lamberti, Madede, Stefano Gaffurini, Miriam Cominelli, Nicola Ferrari, Francesca Ferrari) vivono un’esperienza spirituale sulla cima della montagna. Leggono, cogitano, mentre immagini di repertorio (l’arrivo in elicottero della statua di Paolo VI sul Guglielmo, nel 1998; la Giornata Mondiale della gioventù, col pellegrinaggio campestre) spezzano lo scorrere reale del tempo. Il chiarore delle memorie papali, «così belle, così attraenti, così nostalgiche», quelle del «servus inutilis» che sente l’ora finale avvicinarsi - e domanda «perché mi hai scelto?», e risponde, pronto, «eccomi» - emerge nel recitativo al pari dell’indicazione cromata sul sentiero. «A tratti impervio - ricorda il regista -. La comunità montana fu provvidenziale: l’ultimo tratto verso il santuario, in salita, è raggiungibile solo tramite mezzi idonei. Noi lo percorremmo a piedi, con il set dell’attrezzatura stretto in pugno». L’ansia terrena del pontefice, inchiodata all’«unum necessarium», mischia gratitudine e pentimento, misericordia e perdono. Nel dialogo tra Dio e l’uomo, entro l’intercapedine della ragione arresa all’Altro, si tirano i fili dell’umanità su cui sventola il vessillo del trapasso come dono d’amore. «Era un lavoro inattuale: oggi è contemporaneo, pure se non facile - spiega il regista -. Il testo è incarnato nella situazione drammaturgica: ci sono l’attore maturo e il ragazzo, che impersona la Morte pronta a braccare. Non è l’oscura signora manniana, non ci si gioca a scacchi. È piuttosto l’angelo che ti prende e ti bacia, ti accoglie e ti fa luce». RACCOLTO in due dì, che son parsi prolungamento di uno stesso spazio assente al buio, il lungometraggio risalta uno spirito mistico: «Totale la semplicità di confessare la propria indole, per Paolo VI - chiosa Maurizio Pasetti -, ovvero non stare nel mondo ma lavorare per il mondo. Con una punta di inadeguatezza, forse. Legata al periodo terribile, per il pontificato e per l’Italia tutta, da lui vissuto pienamente nelle sue lacerazioni profonde». •

Alessandra Tonizzo
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