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24 ottobre 2017

Spettacoli

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12.07.2017

A Villa Carcina
la Banda è come
una vera...Amica

Banda Amica di Villa Carcina ha fatto in questi anni  della formazione culturale, sociale e  artistica delle nuove generazioni  la sua missione
Banda Amica di Villa Carcina ha fatto in questi anni della formazione culturale, sociale e artistica delle nuove generazioni la sua missione

Cinzia Reboni

Pur essendo realtà che spesso affondano le radici nella tradizione e nella storia, le Bande faticano talvolta a farsi largo nella vita sociale del proprio territorio. Non è così a Villa Carcina, dove la popolazione può contare su una Banda... Amica. Il nome dice tutto. Soprattutto parla della filosofia che ha dato origine al gruppo: un’idea musicale diventata realtà, amore per le sette note ma anche condivisione, aggregazione giovanile su sani valori, crescita umana dei componenti e... piacere per gli ascoltatori.

UNA SOLIDA REALTÀ, formata da un organico principale di 40 elementi e da una mini banda di 50 giovanissimi talenti, pronti a spiccare il grande salto. Ma soprattutto una scuola di musica che garantisce linfa vitale. «Anche quest’anno, nonostante la persistenza della crisi economica, abbiamo avuto 115 iscritti ai corsi di musica, gestiti da 13 insegnanti - spiega Mary Nassini, che nel 2000 ha preso il posto del primo presidente della Banda, Paolo Cantù -. Oltre alle lezioni per strumenti bandistici, che contano una settantina di allievi, ci sono anche corsi per chitarra, pianoforte, basso e batteria. Purtroppo negli ultimi anni siamo costretti a fare i conti sia con la burocrazia, che vessa l’attività di volontariato, sia con le difficoltà di finanziamento dell’attività per mantenere contenute le quote dei corsi a livelli che garantiscano l’accesso anche agli utenti più disagiati».

NONOSTANTE QUESTO, «sono molti i nostri allievi che hanno proseguito gli studi musicali, superando brillantemente i test di ammissione al Conservatorio - sottolinea Mary Nassini, che suona il corno nella Banda -. É un dato significativo, indice della validità della scuola di musica Paideia e della Banda Amica. Noi vogliamo insegnare ai ragazzi che la musica è crescita culturale e arricchimento personale, che lo studio di uno strumento nell’ambito della musica d’insieme educa all’impegno, alla collaborazione, alla condivisione e alla bellezza». La prima «tappa di avvicinamento» all’organico principale è la mini banda, aperta anche ai non iscritti ai corsi di musica: una cinquantina di bambini che si «fanno le ossa» grazie ad alcuni insegnanti dedicati. «Anche in questo caso, così come nella Banda principale, si tratta di un organismo “in movimento“: al giorno d’oggi i ragazzi hanno mille possibilità di dedicarsi a passioni e hobby diversi - spiega il direttore Roberto Nassini -: possono cambiare orizzonte all’improvviso, e questo non ci permette di avere certezze sul risultato del nostro lavoro». Tre gli appuntamenti di spicco nel calendario annuale della Banda Amica. Il Concerto di Pasqua e quello di Natale, innanzitutto, che da otto anni vengono «arricchiti» dalle corali parrocchiali, una sinergia molto importante, utile a «cementare» ulteriormente il rapporto con le altre realtà del territorio. Durante l’ultimo concerto di Natale «siamo stati onorati dal riconoscimento del coro La Soldanella, un premio per l’attività formativa e culturale che svolgiamo sul territorio», spiega Mary Nassini.

Nell’agenda spicca anche il concerto per le celebrazioni del 2 Giugno. «Quest’anno, in occasione del 45° anniversario dell’Ana di Cogozzo, sfociato nell’adunata sezionale, abbiamo dedicato il concerto alle penne nere, ispirandoci ai brani alpini ma anche al jazz, visto che all’appuntamento sono sempre presenti molti giovani», sottolinea il direttore. Tutto bene, dunque? Non proprio. «A Villa Carcina purtroppo non esiste un luogo idoneo per la musica - sottolinea Roberto Nassini -, e questo è un grosso handicap. Dobbiamo adattarci a suonare in condizioni non ottimali, non c’è un teatro e nemmeno spazi dedicati, tanto che i nostri concerti più importanti si tengono nelle chiese e, talvolta, siamo costretti ad “emigrare“».

QUANTO AL REPERTORIO, Nassini non ha dubbi: «Quando prepariamo un concerto, dobbiamo pensare al luogo, alle persone e al contesto: cerchiamo di dare un tema all’esibizione, rinnovandoci e presentando sempre qualcosa di diverso: per i Concerto di Natale, ad esempio, nonostante il tema “obbligato“, abbiamo spaziato dai canti della tradizione anglosassone, ai brani dialettali. Anche a Pasqua prepariamo un programma su suggerimento del parroco: quest’anno il tema era Ecce Homo, e abbiamo messo a punto brani sia corali che strumentali».

Cinzia Reboni
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