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11 dicembre 2017

Spettacoli

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29.08.2017

Banda di Casto:
antica tradizione
e spirito moderno

Il  Corpo Musicale Autonomo di Casto è fra i più longevi della provincia di Brescia: la formazione viene alimentata da una scuola di musica
Il Corpo Musicale Autonomo di Casto è fra i più longevi della provincia di Brescia: la formazione viene alimentata da una scuola di musica

Cinzia Reboni

Nell’arco dei suoi lunghi anni di vita - 192 o 176 poco importa, sono sempre tanti -, nonostante gli inevitabili alti e bassi, il Corpo Musicale Autonomo di Casto non ha mai smesso di suonare. Al netto dei servizi civili e religiosi, le adunate nazionali degli Alpini sono diventate ormai un appuntamento fisso: la prima parata accanto alle penne nere risale al 1970, sotto la direzione del maestro Cesare Bettinzoli e la presidenza di Stefano Garnelli. Gli anni ’80 sono stati invece impreziositi dai gemellaggi internazionali con Welden in Baviera e Bergara nei Paesi Baschi.

«COMPLICI» della longevità della Banda valsabbina anche i direttori che negli anni si sono succeduti sul podio. Nel 1997 la guida è passata a Sergio Passerini, quindi nel 2010 ad Emanuele Franceschini e infine, dal settembre 2016, è arrivato Ruggero Bosio che vanta un curriculum di altissima caratura: diplomato in tromba al Conservatorio, ha seguito corsi di direzione e strumentazione per banda, collaborando con diversi gruppi cameristici classici e jazz e con alcune orchestre nazionali. Bosio, che ha anche fondato il quintetto d’ottoni Sciofar e, nel 2008, la Choros «Banda dei maestri», è approdato a Casto dopo tre anni di pausa, anche se in passato ha diretto le Bande di Ospitaletto, Urago Mella, Serle, Roncadelle, Gavardo e Capriano. «Avevo maturato altre esperienze musicali, intrapreso un altro lavoro, ma la passione bandistica in realtà non si era mai spenta», ammette Bosio.

Il suo arrivo sul podio del Corpo Musicale Autonomo di Casto ha segnato una svolta. «Primo obiettivo è crescere e migliorare. Bisogna lavorare un po’ sull’intonazione e il “colore“ del suono. Tecnicamente gli strumentisti sono molto bravi, ma hanno bisogno di amalgamarsi. La Banda - spiega il direttore - non è fatta di strumenti solisti, ma di un insieme: se non passa questo concetto, si ha una visione parziale del gruppo. Sto lavorando anche sulla ricollocazione di alcuni strumenti: è stato introdotto il sax baritono, che prima non c’era, e presto verrà inserito anche il clarinetto basso». Quanto al repertorio, «suonare solo trascrizioni di musica classica è un vecchio concetto di Banda - afferma Bosio -. Tendo a spostarmi su brani originali, lavorando il più possibile con gli elementi che ho, evitando di snaturare la loro essenza. Il repertorio deve essere funzionale a quello che i musicisti, e soprattutto il pubblico, si aspettano». Fondamentale per garantire un futuro alla Banda - composta attualmente da 40 elementi - è la scuola di musica, frequentata da una quindicina di allievi. «Il paese è piccolo, si fa un po’ fatica a reperire la “materia prima“ - sottolinea Bosio -. Non è più come un tempo, i giovani hanno mille possibilità di svago. Insomma, bisogna un po’ “catturarli“».

Anche per questo, è stato avviato un progetto sperimentale in quarta elementare, coordinato da Dario Gravili. «Da marzo a giugno, ogni sabato due insegnanti si sono dedicati ai ragazzi, facendo scoprire loro il piacere di suonare attraverso ottoni e percussioni - spiega Federico Bianchi, presidente del sodalizio dal 2012 e cresciuto nella Banda come clarinettista fin dal 1977 -. La cosa ha funzionato, e a settembre ripartiamo con l’esperimento, spalmato sull’intero anno scolastico e con il coinvolgimento di più classi».

PRIMO PASSO per entrare nell’organico principale è la mini banda, «non ufficiale, anche se impreziosisce alcune esibizioni - sottolinea Bianchi -, come ad esempio il concerto di Sant’Antonio Abate di gennaio». E proprio l’evento di inizio anno è l’appuntamento più importante nel calendario della Banda di Casto: «Solitamente suoniamo nella palestra delle scuole medie, ma nel 2018 probabilmente il concerto verrà ospitato in chiesa». Quest’anno è stata rispolverata anche la tradizione del concerto estivo, sospeso da tempo. «Ma l’estate è anche l’occasione per raccogliere un po’ di fondi per autofinanziarci, attraverso la festa della Banda di metà giugno, alla quale partecipano anche altri gruppi ospiti», conclude Bianchi. Infine la sede: ora la Banda di Casto può contare su un edificio completamente ristrutturato, consegnato dall’Amministrazione comunale proprio nei giorni scorsi. Una testimonianza di vicinanza e di affetto verso un’istituzione insostituibile, che ha coinvolto nel tempo tutta la popolazione.

Cinzia Reboni
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