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25 settembre 2018

Spettacoli

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16.08.2018

Fanfara Valchiese
Musica «scolpita»
dalle penne nere

La Fanfara Alpina Valchiese
La Fanfara Alpina Valchiese

La «grande storia» della Fanfara Alpina Valchiese è già stata scritta, ma il futuro offre ancora pagine bianche da riempire. Lo spirito - giovane e volitivo - è sempre lo stesso, anche se il tempo passa, anzi corre: la Fanfara taglierà a dicembre il traguardo del 95esimo anniversario di fondazione. «La storia la dice lunga - sottolinea il capofanfara Dario Gosetti - e il 4 novembre si farà memoria del centenario della fine del conflitto che ha fatto fiorire l'Associazione Nazionale Alpini e, di conseguenza, le tante attività che hanno coronato lo spirito delle penne nere, tra cui anche la nostra Fanfara. Il mondo è cambiato repentinamente, quasi sfuggendo ad ogni regola, ma l'originario entusiasmo "alpino" è rimasto nel cuore dei suonatori della Fanfara». Certo l'età anagrafica non ha fatto sconti: «Purtroppo i fondatori e gli immediati successori sono "andati avanti" - sottolinea Gosetti - e tanti musicisti nel corso degli anni hanno lasciato il posto ad altri più giovani, sempre però animati dagli stessi valori musicali e alpini». L’ATTIVITÀ della Fanfara Valchiese si svolge nel solco delle penne nere. «La madre di tutte le manifestazioni ovviamente rimane l’Adunata nazionale: quest’anno a Trento la Valchiese è stata una delle tre Fanfare, con la Cadore e la Tridentina, a fare il Carosello allo stadio - spiega il capofanfara -. Ci sono poi i raduni e le adunate sezionali. Di recente abbiamo avuto l’onore di contribuire alle importanti ricorrenze della battaglia di Nikolajewka, in ricordo della tragica ritirata di Russia, da cui è tornato anche uno dei massimi sostenitori del sodalizio, l’alpino Isidoro Codenotti». Prima e dopo di lui, altri hanno «portato lo zaino di “conducente", per dirla alla maniera alpina, sempre con l'orgoglio delle nostre origini e con l’obiettivo di offrire gioia a coloro che assistono alle nostre esibizioni». «L’IMPEGNO è notevole, anche perchè sono sempre più numerose le richieste che arrivano da fuori provincia - spiega il presidente Pietro Neboli, eletto sei anni fa tra gli ufficiali alpini in congedo, come prevede lo statuto -. Ma un gruppo di sessanta persone riesce sempre a garantire i servizi. Nella nostra formazione ci sono parecchi giovani, l’80% di loro suona in altre Bande, a testimonianza che far parte della Fanfara è una scelta personale, dettata dalla passione per la musica e per gli alpini». Senza mai dimenticare la regola aurea: «prima la famiglia, poi la Banda di appartenenza, infine la Fanfara», ricorda Neboli. TRA GLI APPUNTAMENTI in calendario nel 2019, l’Adunata nazionale a Milano dal 10 al 12 maggio e quella sezionale a Polpenazze, in settembre. «Quest’anno ci hanno chiamati per sostituire la Fanfara Militare alla commemorazione di Nikolajewka a Brescia - spiega Neboli - e probabilmente il 26 gennaio prossimo parteciperemo ancora». Infine, le quote rosa. «In origine non si parlava di musiciste in organico, poi pian piano sono state inserite nella formazione - ricorda il presidente Pietro Neboli -. In passato ce ne sono state un paio, che poi hanno lasciato per impegni famigliari. Adesso è con noi Simona Cucchi, che suona la tromba ed è figlia di Ferdinando che fa parte del gruppo dei tromboni. Abbiamo aperto questa strada, e indietro non si torna». Perchè gli alpini hanno una parola sola. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Cinzia Reboni
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