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24 maggio 2018

Spettacoli

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09.02.2018

Albori abbaglianti con i Dunk: «Ci divertiamo come pazzi»

Federico Dragogna: ospite della «Cena parlata» alle 20.30I Dunk: attesi con le canzoni del primo, omonimo album
Federico Dragogna: ospite della «Cena parlata» alle 20.30I Dunk: attesi con le canzoni del primo, omonimo album

Claudio Andrizzi Sono il nome più «hot» dell’anno emerso dalle viscere dell’indie italiano: un supergruppo con anima bresciana, atteso questa sera in anteprima nazionale alla Latteria Molloy per la seconda ed ultima serata del festival Albori d’Inverno. Sul palco salgono i Dunk, la band nata dal sodalizio fra i fratelli Ettore e Marco Giuradei, Luca Ferrari dei Verdena e Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi: in scaletta le canzoni del primo ed omonimo album, uscito il 12 gennaio per Woodworm, nello show di debutto di un tour destinato a toccare tutta Italia nelle prossime settimane. LA SERATA parte alle 20.30 con Albori meets the Music Industry, edizione speciale della Cena Parlata con Federico Dragogna dei Ministri e Luca Li Voti di Keep on Festival Experience intervistati a tavola da Jean-Luc Stote di Radio Onda d’Urto. Dalle 21.30 il live con apertura di Effe Punto, cantautore con un passato nei Ministri (con i quali ha suonato dal 2009 al 2013). Si chiude in pista con Electro Versus Rock, l’ormai classico dj set di Mekis e Joao impegnati in round incendiari da 30 minuti. Ingresso 10 euro, gratuito da mezzanotte e mezza quando si comincia a ballare con l’EvsR. «Non vediamo l’ora di suonare – racconta Ettore Giuradei, cantante e frontman quasi involontario della formazione -. Sarà un concerto denso di energia: con tutta la mezz’ora di musica del nostro disco ed un’altra mezz’oretta di sorprese assortite. Cercheremo di creare una sensazione di continuità fra tutti i brani presentati, per cercare di rendere il più appassionante e coinvolgente possibile il racconto di questa nuova esperienza». Un’avventura, quella dei Dunk, iniziata solo lo scorso anno, mentre i Giuradei, fermi dall’omonimo album del 2013, stavano meditando le prossime mosse. «Quel disco fu un passaggio importante – racconta Ettore -. Il primo dopo i precedenti tre da cantautore puro in cui il mio cognome è diventato il nome di un gruppo a tutti gli effetti: lo abbiamo promosso con due anni di tour nel 2014 e 2015, con una serie di altri concert speciali nel 2016 in cui ho sperimentato tutte le possibili soluzioni live, in trio, duo, in solitario, con la band. Poi ho cominciato a scrivere rimuginando su un possibile ritorno alla dimensione solista. Ma non riuscivo a decidermi. Marco nel frattempo ha cominciato a frequentare i Verdena: ho sentito le cose che lui e Luca stavano facendo, ho provato ad inserirmi e ci siamo divertiti come pazzi. Finalmente avevo trovato quello che stavo cercando». Ettore ha portato in dote i pezzi scritti negli ultimi due anni, pezzi notevoli con testi concentrati sull’inadeguatezza dell’essere e ispirati a personaggi come Carmelo Bene o Antonin Artaud. «Ma nel ruolo di chitarrista del trio non mi sentivo particolarmente a mio agio. Per questo una sera ho deciso di parlare del progetto a Carmelo Pipitone: dopo un mese eravamo insieme sul palco». I Dunk hanno cominciato a provare a giugno: a settembre il disco era già pronto. «Una sensazione nuova per me lasciarmi andare col paracadute di una band. Ho vissuto la cosa in modo molto rilassato». Musica aggressiva, viscerale, densa di suggestioni letterarie: tante le citazioni, da D’Annunzio a Murakami fino a Beckett, «riadattato da Michele Beltrami e da me ulteriormente modificato per diventare “Ballata 1”. Mentre “Intro” è una poesia della bresciana Valeria Raimondi». •

Claudio Andrizzi
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