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24 novembre 2017

Spettacoli

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13.09.2017

Cresce la Riserva Indiana del «neo-analogico»

La Riserva Indiana: «Il nostro orecchio ritiene più veri certi suoni»
La Riserva Indiana: «Il nostro orecchio ritiene più veri certi suoni»

Passione analogica, espressione meccanica, suono magnetico. L’utopia è diventata realtà: dopo mesi di viaggi astrali tra festival, oasi indipendenti e danze tribali, la Riserva Indiana ha sbaraccato dalla sua pittoresca tenda triangolare (luogo di culto nel quale oltre a intrattenersi in amabili conversazioni era possibile registrare canzoni su nastro in presa diretta) trovando nuova dimensione esistenziale in quel di Acquafredda, piccolo paesino disperso in mezzo ai campi della Bassa, dimenticato da Dio ma non dalla musica. Musa d’elezione da oggi accasata in un quartier generale dei toni retrò, pervaso da atmosfere oniriche e fonti d’ispirazione molteplici - appese ai muri, irradiate da un vinile dei Television, subliminali nell’aria - attraverso cui «ricercare il calore materno di suoni perduti, avvolgenti, autentici, monolitici, che con il loro valore storico sono entrati a far parte di ciò che il nostro orecchio ritiene più vero».

Spazio aggregativo polifunzionale, universo libero da barriere mentali, collettivo dinamico con un occhio rivolto al passato e l’altro proiettato nel futuro, grazie alla devozione mistica di Thomas Baruffaldi, Davide Chiari e Stefano Vanoni, la Riserva da affascinante pensiero retroavanguardista si è trasformato in un progetto denso di qualità e sostanza: su una superficie di 70 metri quadri, lo studio di registrazione rappresenta il centro nevralgico della nuova sede bresciana attorno alla quale gravitano anche fotografi, grafici, pittori, illustratori, videomaker, gioventù stilosa. «Non vogliamo dimostrare la superiorità dei nostri mezzi rispetto a quelli digitali, ma fornire all’artista un'alternativa etico-tecnica che aggiorni iter e processi analogici alla coscienza odierna. Perciò - spiegano i tre Navajo space rock, che si occupano pure di mastering e promozione: info su Facebook - abbiamo allestito una foresteria in cui accogliamo gli artisti che vengono da lontano e intendono vivere un'esperienza di immersione totale nelle sessioni di registrazione...».

Germinato in Riserva Indiana tra macchinari esoterici, gingilli vintage e strumentazioni da alchimisti, Hachiman è il nome in codice del visionario duo basso-batteria made in Brescia che sabato sera presenterà il nuovo ep all’Arci Dallò di Castiglione delle Stiviere. Augh!. E. ZUP.

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