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17 ottobre 2018

Spettacoli

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11.01.2018

Da Giuradei a Dunk I fratelli musicisti e le «star» dell’Indie

Ettore Giuradei, Luca Ferrari, Marco Giuradei e Carmelo Pipitone suonano il 9 febbraio alla Latteria Molloy
Ettore Giuradei, Luca Ferrari, Marco Giuradei e Carmelo Pipitone suonano il 9 febbraio alla Latteria Molloy

Claudio Andrizzi Un supergruppo? Forse. O magari più semplicemente l’unione casuale di quattro individui in viaggio verso mete diverse, uniti dal destino in un’alchimia dai risvolti esplosivi. Proprio come le canzoni di «Dunk», debutto dell’omonima band con anima bresciana rappresentata dai fratelli Ettore e Marco Giuradei: con loro due pezzi da novanta della scena indie-rock nazionale come Luca Ferrari dei Verdena e Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi. L’ALBUM esce il 12 gennaio per Woodworm: il 9 febbraio a Brescia l’anteprima nazionale del tour alla Latteria Molloy. «Non vediamo l’ora di salire sul palco - racconta Ettore Giuradei, frontman quasi involontario di una formazione nata lo scorso anno. Stavo cercando qualcosa che non riuscivo a trovare. Nel 2013 è uscito l’album “Giuradei”, in cui il mio cognome è diventato il nome di un gruppo: sono seguiti due anni di tour, con una coda nel 2016 in cui ho sperimentato diverse soluzioni live, in trio, duo, in solitario, con la band. Poi ho cominciato a concentrarmi sulle mie cose, in una prospettiva che immaginavo solista, ma per la quale non mi sentivo ancora pronto». NEL FRATTEMPO Marco Giuradei ha conosciuto Luca Ferrari. «Ha cominciato a frequentare i Verdena in questa sorta di “prove aperte“ che loro promuovono insieme a musicisti esterni - continua Ettore -. Un giorno sono passati da casa, abbiamo provato insieme, ci siamo divertiti da pazzi e ho deciso di approfondire: forse, mi sono detto, ho trovato quel che stavo cercando. Anche se in verità io mi stavo orientando verso un disco acustico e senza batteria. E invece mi sono trovato a suonare con il batterista più rock d’Italia. Ma è così: quando scatta la scintilla non la puoi comandare». Sul piatto, Ettore ha messo i pezzi scritti negli ultimi due anni. Che, uniti, alla sensibilità musicale di Marco e Luca, hanno dato vita allo strano ibrido chiamato Dunk. Al quale però mancava ancora un ingrediente. «Sinceramente non mi sentivo a mio agio nel ruolo di unico chitarrista di questa formula a tre. E allora una sera a Paratico ho parlato con Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi, gruppo che per altro per una strana coincidenza ho imparato a conoscere durante un viaggio di due mesi in Nuova Zelanda, grazie a un amico loro fan che me li ha fatti ascoltare giorno e notte. Gli ho mandato i pezzi: dopo un mese eravamo insieme sul palco». LE PRIME PROVE in quartetto risalgono a giugno: a settembre il disco era già pronto. «È stato tutto molto veloce ma bellissimo. Per me lasciarmi andare per la prima volta in questa dimensione veramente da band, senza il mio nome in primo piano, è stata una sensazione completamente nuova. Abbiamo vissuto la cosa in modo molto più spensierato che in passato, affidando tutto al nostro manager Luca Borsetti e all’etichetta Woodworm. Mi sento molto più rilassato: quando suoniamo insieme stiamo davvero bene». Suoni rock intensi e viscerali, citazioni letterarie, un video esplosivo («Noi non siamo») con ambientazione cimiteriale. «Un po’ estremo forse - concede Ettore -. Ma il pezzo spacca e questo è l’importante. Il testo è un omaggio a Carmelo Bene, una delle tante fonti di un disco ricco di citazioni: D’Annunzio, Murakami, Artaud…. C’è anche un testo di Beckett, riadattato da Michele Beltrami e da me ulteriormente modificato per diventare “Ballata 1”. Mentre “Intro” è una poesia della bresciana Valeria Raimondi: mi ha passato alcuni testi, e questo ho cominciato subito a cantarlo». Cosa attendersi dallo show? «La mezz’ora del disco e un’altra mezz’oretta di sorprese assortite, a costruire una dimensione continua che rappresenta sicuramente al meglio il viaggio di questa nuova avventura». •

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