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19 agosto 2018

Spettacoli

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09.02.2018

E Paletti ha già fatto luce con ironia e dolcezza

Pietro Paletti: voce e chitarra
Pietro Paletti: voce e chitarra

Il vento caldo di Albori s’è fatto strada dal lago alla città, dall’estate all’inverno, riscaldando la Latteria Molloy come il cuore di un Boero. In picchiata nel vortice di un mercoledì sera diventato notte, scolpito nel freddo obliquo tra algide boccate di fumo e tiepidi pensieri di giugno. Evocati nei futuritmi pop di mister Paletti, cerimoniere della festa con in corpo l’ebbrezza totale di «Super», disco nuovo di zecca (uscito a gennaio per Woodworm) che il cantautore bresciano presentava per la prima volta dal vivo proprio sul palco del locale di via Ducos. VUOI l’atmosfera elettrica di metà settimana – scelta azzeccata, quella della Latteria di rilanciare i riti tribali del mercoledì sera: più musica e meno divano -, vuoi la sempre cara sensazione di riabbracciare i vecchi amici, fatto sta che in zona Molloy gente e vibrazioni positive hanno iniziato a fluire all’unisono già sul presto. Formula brevettata: cena, vino e parole (con Jean Luc Stote a traghettare). Quindi energia sincronizzata nel movimento live: per la prima serata dello spin-off di Albori Festival ad aprire le danze a Paletti ci ha pensato il suo omonimo (Pietro) Berselli, ispirato nel viaggione post-rock subliminale, con triplo punto esclamativo per una rilettura bella e spericolata di «Pensiero stupendo» che avrebbe solleticato anche le più recondite fantasie della Patty nazionale. Chapeau. Locale imballato a puntino e via libera all’epifania di Paletti, cappellino e sgargiante t-shirt limone. Tanta freschezza e quell’effervescente tocco electro-pop che si rintraccia anche nella sua idea di musica versione 2018, svelata tra chitarre e sintezzatori nelle 11 tracce di «Super» (attorno alle quali ha costruito buona parte del set) e nell’iconografia di quel Socrates calciatore e molto di più, idolo imperfetto e divino piazzato in copertina come un totem a illuminare il cammino. E l’alba appena sorta di un nuovo tour, abbagliata da un concerto tutto d’un fiato, applaudito dall’inizio alla fine nell’essenza matura e insieme adolescente. «La musica leggera va appesantita», ha detto recentemente Paletti, che con un velo d’ironia e dolcezza centra la missione: appesantendola quanto basta, senza che diventi greve. ELIA ZUPELLI

ELIA ZUPELLI
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