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26 settembre 2018

Spettacoli

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14.04.2018

Elio vede oltre Le Storie Tese: «Faremo come i Monty Python»

Una coreografia di Mangoni, collaboratore di Elio e Le Storie TeseStefano Belisari, in arte Elio: classe 1961, musicista e attore
Una coreografia di Mangoni, collaboratore di Elio e Le Storie TeseStefano Belisari, in arte Elio: classe 1961, musicista e attore

Da «John Holmes» a «Figgatta de Blanc», cartoline di un pantagruelica burla. 1990: Elio e Le Storie Tese stabiliscono il record mondiale dell’epoca per la canzone più lunga, suonando dal vivo per 12 ore di seguito lo stesso brano sul tema di «Ti amo», con testo inventato al momento. 1996, miracolo italiano: «La terra dei cachi», performance epocale con travestimento spaziale alla Rockets. Un anno più tardi, capolavoro del cinema d'essai: «Rocco e le Storie Tese», la produzione più ambiziosa di Siffredi – «una delle persone intellettualmente più interessanti della nostra epoca», ribadisce oggi Elio - di cui firmarono anche la colonna sonora, suonata da Rocco Tanica in tempo reale durante il montaggio. Ritorno al futuro, febbraio 2018. Un cerchio che si chiude, sempre sul palco dell’Ariston. «Arrivedorci» è a fondo classifica, loro gongolano: «Finalmente abbiamo coronato il sogno di arrivare ultimi a Sanremo». A quel punto, dopo aver toccato vette inarrivabili, cos’altro fare? Semplice: continuare a suonare. Non prima di essersi sciolti, scioltissimi, anzi riuniti. Nel mezzo: un concerto di pseudo-addio, lo scorso 19 dicembre al Mediolanum Forum, che sembrava aver sancito l’ora del commiato ufficiale. Macché. «Dopo avere preso atto di quanti avrebbero voluto, ma non hanno potuto, raggiungere Milano per partecipare alla festa, abbiamo accettato la proposta di organizzare un altro giro di concerti. Un tour d’addio, che sarà però ‘a scadenza’: da consumarsi entro e non oltre il 30 giugno 2018». Prima data il 20 aprile al Palageorge di Montichiari (biglietti da 35 a 65 euro, in vendita sul circuito Ticketone), gran finale nostalgia al Collisioni Festival di Barolo, nel mezzo una decina di altri concerti disseminati in tutta Italia: da «Cara ti amo» a «Cateto», da «Servi della gleba» a «Shpalman», scaletta stile amarcord di grandi classici, non senza escursioni nel presente, vedi l’inedito «Il circo discutibile». RIPENSAMENTI? No: «Smettiamo perché ormai siamo prigionieri in una gabbia: il pubblico pretende che Elio e Le Storie Tese facciano cose stile Elio e Le Storie Tese. E questo è diventato un grosso limite. Soprattutto perché siamo ancora tremendamente carichi e abbiamo voglia di esagerare… il nostro addio è in realtà un’affermazione di libertà». Secondo Elio (al secolo Stefano Belisari), 56 anni, «si sta perdendo la curiosità. Oggi essere veramente trasgressivi significa coniugare un verbo al congiuntivo senza sbagliare. E noi continuiamo ad essere trasgressivi ma in modi diversi, con nuovi spunti e nuove energie: l’addio ai nostri fan, un’emozione che mai avrei immaginato di vivere, sarà la nostra molla per ripartire, come fu per i Monty Python». Chi sarà il Terry Gilliam, potrà dirlo solo il tempo. «Al momento non esistono progetti concreti: ognuno di noi si sta lasciando ispirare da cose diverse, senza porsi barriere, limiti e obiettivi – conclude Elio -. Io amo molto la classica e la lirica, cerco di frequentare situazioni piene di energia e vitalità anche oltre la musica. Se ho rimpianti? Neanche uno, rifarei tutto quello che ho fatto. Come dicono nei film». Appunto. •

Elia Zupelli
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