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24 novembre 2017

Spettacoli

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12.09.2017

Finardi Sciamano
e Showman pronto
«a finire in trance»

Il sessantacinquenne cantautore milanese si esibirà domani sera alle 21 in Valle Camonica Eugenio Finardi: vero pioniere del rock italiano negli anni ’70
Il sessantacinquenne cantautore milanese si esibirà domani sera alle 21 in Valle Camonica Eugenio Finardi: vero pioniere del rock italiano negli anni ’70

Quarant’anni di «musica ribelle» con un grande della canzone d’autore italiana: la quindicesima edizione del festival «Dallo Sciamano allo Showman» ospita Eugenio Finardi, che domani sera si racconterà al pubblico del Musil di Cedegolo tra aneddoti e canzoni del suo repertorio eseguite in versione acustica chitarra e voce (alle 21, ingresso gratuito).

«Sarà una serata totalmente improvvisata – racconta Finardi, 65 anni compiuti a luglio -. Cercherò di aderire allo spirito di un festival basato su un tema che mi appassiona molto, quello del rapporto tra sciamano e showman. Probabilmente il primo a cadere in trance sarò io: voglio lasciarmi trasportare dalle emozioni del momento, per ricordare che in fondo la musica è un linguaggio assoluto, puro ed astratto, che si ricollega all’assoluto matematico».

All’esordio nel ’73 con un 45 giri pubblicato dalla Numero Uno di Battisti e Mogol, in un’autobiografia del 2011 Finardi si è definito «sopravvissuto» a quattro decadi di rock. «Ce l’ho fatta spostando l’orizzonte, riuscendo ad andare al di là di Finardi. Essere cantautore è un grande privilegio, ma anche un po’ una gabbia, nella quale ti ritrovi rinchiuso a cantare sempre quelle 20 o 30 canzoni, sempre che tu sia fortunato ad averle…. Io negli anni ’90 ho voltato pagina per approfondire le mie diverse anime musicali, dal fado al blues, dalla spirituale alla classica contemporanea con un progetto che mi ha portato sul palco della Scala di Milano. A un certo punto ho avuto il coraggio di liberarmi del mio personaggio e di ampliare i miei confini espressivi».

Negli ultimi anni invece a prevalere è stata la scelta di ripercorrere il passato, in particolare quel momento magico che negli anni ’70 ha coinciso con la pubblicazione dei primi cinque mitici album, recentemente raccolti in un box celebrativo. «È stato il mio contributo più rilevante alla storia musicale di questo Paese. Musica Ribelle fu un asteroide in uno stagno. Credo di essere stato un portabandiera di quel periodo di grandi innovazioni, portando la svolta di un rock basato sulla nostra cultura, con la Cramps etichetta simbolo di quel periodo, capace di aggregare un collettivo artistico che andava dagli Area a Pagani fino a Battiato: mi manca l’energia di quei giorni».

LO SPIRITO di dischi come «Sugo» o «Diesel» è stato il motore che nel 2014 ha riacceso la creatività di Finardi, tornato al rock con «Fibrillante». «Quell’album è nato anche dalla consapevolezza che viviamo un periodo in cui ci sarebbe tanto bisogno di musica ribelle ed invece abbiamo tanta music Prozac, rassicurante ed anestetizzante: ho reagito a modo mio, grazie anche ad un gruppo di ragazzi con i quali lavoro da 7 anni e che hanno una vera venerazione per il mio primo periodo». E il prossimo passo di Finardi quale sarà? «Sono lacerato tra diversi desideri: sogno un altro disco blues, magari con Fabio Treves, ma non ho ancora capito dove mi porterà il cuore».

Claudio Andrizzi
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