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15 dicembre 2018

Spettacoli

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08.03.2018

«Il mio Brasil, una visione della mente»

Mario Biondi nel booklet dell’album «Brasil»  FOTO MARCOS HERMES
Mario Biondi nel booklet dell’album «Brasil» FOTO MARCOS HERMES

Ma che sapore ha un Mario Biondi brasiliano? Cosa c’entrano Mario Caldato, produttore dei Beastie Boys, con Henri Salvador e Seu Jorge con Sade? Ma soprattutto: cosa ci fa la voce profonda di Mario Biondi in mezzo ai ritmi samba, bossa nova e afrofunk? La risposta a tutte queste domande è «Brasil», il nuovo disco del soulman italiano che esce domani in Italia e nel mondo, dalla Germania al Giappone, dal Brasile (ovvio ma non troppo) alla Gran Bretagna. «Scontato dirlo, forse, ma questo è un progetto solare e per citare Sade, di cui eseguo Smooth Operator, è un disco che ho realizzato con gioia massima, maximum joy. E per citare anche Seu Jorge, è un lavoro che mi procura felicidade», spiega Biondi. «Spero si senta la naturalezza. Mi sono trovato a dialogare con quattro-cinque musicisti diversi. Ognuno doveva servire all’altro - come proiettore, trampolino o scivolo - in un meccanismo delicato che non sempre si crea. Ma con i musicisti brasiliani con cui ho realizzato il disco è successo proprio questo». Con «Brasil» si capisce perché Biondi abbia presentato al Festival di Sanremo il brano «Rivederti» e perché abbia duettato con artisti verdeoro come Ana Carolina e Daniel Jobim. «In realtà la mia è una visione di Brasile. Cosa c’entra, appunto, Sade con il Brasile? Per me è una contaminazione totale. C’è qualche classico come Luiza di Jobim, canzone mia promessa sposa: volevo intepretarla da anni ma solo andando in Brasile e registrandola là, mi sono sentito libero di farlo. E non so nemmeno se la farò dal vivo... E poi ci sono, oltre a Jobim, brani di Djavan e Vinícius de Moraes. Con qualche influenza funk anni ’70, di uno come Tim Maya». «Brasil» è il disco più internazionale dell’artista catanese classe 1971, con brani in inglese, portoghese, francese e italiano. «Presto lo porterò in tour nel Regno Unito. Il palco ampio di palasport e arene sportive mi permetterà di avere strumenti vintage come l’organo Hammond che hanno bisogno di grandi spazi». Per ora ci sono solo due date in Italia: il 17 maggio a Roma e il 20 maggio a Milano. E l’Arena di Verona, magari per uno show unico, in diretta televisiva, con ospiti? «Vedremo cosa succede. L’Arena è un posto di grande prestigio ma anche di grandi numeri. Vedremo se siamo all’altezza di questo anfiteatro. Ci proveremo». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulio Brusati
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