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21 ottobre 2017

Spettacoli

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11.10.2017

L’Homme Armé
antico e moderno:
una sfida vinta

Di solito un concerto di musica antica è per l’appunto di musica antica: ma quello dell’altra sera nel Ridotto del teatro Grande, con l’Ensemble L’Homme Armé diretto da Fabio Lombardo, ha costituito una notevole eccezione perché ha messo a raffronto un capolavoro oratoriale del Seicento come lo «Jephte» di Giacomo Carissimi con una partitura che ha solamente dieci anni di vita, «The little match girl passion» di David Lang, premiata col Premio Pulitzer nel 2008.

AD ACCOMUNARE i due lavori il tema del sacrificio, evocato nelle pagine della Bibbia dalla figlia di Jephte uccisa per un voto dal padre dopo la vittoria sugli Ammoniti e per il secondo soggetto dalla fiaba di Andersen, con la piccola fiammiferaia che muore di freddo tra l’indifferenza e il disprezzo della folla che la circonda.

Una serata intensa dunque, con un fascino particolare nella prima parte, con le voci accompagnate da viola da gamba, arciliuto e organo, con le splendide voci fra cui emergeva naturalmente quella del soprano Giulia Peri per il personaggio della figlia di Jephte, che ha realizzato stupendamente il celebre, finale lamento dell’Oratorio di Carissimi. Quindici i brevi numeri di questo lavoro che costituisce - come ha detto Fabio Lombardo nella sua breve presentazione - un punto di riferimento nel genere oratoriale in latino.

Poi la fiaba della Piccola Fiammiferaia che nella partitura di David Lang assume volutamente il carattere di una Passione: solo quattro elementi dell’Homme Armé rimangono in scena mentre gli altri rimangono in panchina - o meglio, su un divano del Ridotto - ad ascoltare. I cantanti stessi si accompagnano con semplici effetti sonori: il tutto parte dalle voci che come in un canone evocano la sfortunata piccola fiammiferaia in «Come daughter» fino ad arrivare alla conclusione del suo compianto in «We sit and cry».

Partitura da camera molto complessa: davvero sapiente il gruppo anche in questa seconda parte, così inconsueta per una formazione come l’Homme Armé. Applauditissimo dal pubblico, il gruppo si è alla fine riunito e ha voluto «tornare all’antico» con l’Adoramus te Christe di Claudio Monteverdi, omaggio nel 450° della nascita del compositore cremonese.

Luigi Fertonani
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