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20 ottobre 2018

Spettacoli

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14.02.2018

La musica perde
Giovanna Sorbi
Indomito talento

Si è spenta, la notte scorsa, Giovanna Sorbi. Una grave malattia se l’è portata via in poco tempo. Resta la memoria. Resta il ricordo di una musicista nota e apprezzata: pianista, compositrice, docente e direttrice, anzi «direttore d’orchestra». Il ricordo della grande, valorosa persona che è stata. Quando l’ho conosciuta, Giovanna studiava all’Istituto Musicale «Venturi», che all’epoca era appena diventato Conservatorio di Brescia. Erano i primi anni Settanta e ricordo benissimo quella ragazzina quindicenne o poco più che qualche anno dopo mi diceva: «Ti prego, non chiamarmi più Vanna, non siamo più ragazzini». Io veramente ragazzino non lo ero più già da un pezzo, con quasi dieci anni in più di lei che mostrava già un carattere ribelle, o che perlomeno si rivelava incapace di trattenersi dal dire esattamente ciò che pensava; il che le procurò più di un avversario, ma in compenso si poteva star certi che Giovanna non avrebbe cambiato parere o mentito per opportunismo. Si era iscritta anche lei alla classe di composizione sperimentale condotta da Umberto Rotondi, ed ebbi più volte modo di sperimentare una sua dote musicale eccellente: Giovanna era dotata di una formidabile lettura a prima vista al pianoforte di qualsiasi partitura o spartito le si mettesse davanti. Era sempre in movimento: di solito la incontravo in stazione, in partenza o in arrivo con un treno per Milano o Bologna, ed era chiaro già allora che Brescia le stava stretta, almeno per quello che intendeva diventare e fare. Che non era certo insegnare musica, almeno non solo questo: le piaceva quel canto corale che aveva studiato, e quando se ne presentò l’occasione la colse e divenne direttore del Coro lirico «Città di Brescia», che guidò per molti anni. Le sue sfuriate erano proverbiali quando non era soddisfatta di una prova, di un risultato, ma questo non le impediva di continuare in un lavoro che, come tutti i direttori di coro sanno molto bene, non è affatto facile. VOLEVA arrivare a dirigere un’orchestra, obiettivo che riuscì finalmente a realizzare con quella Brixia Symphony Orchestra che le permise di cimentarsi non solo con il repertorio strumentale - Mozart era con Beethoven uno dei suoi autori preferiti - ma anche con il melodramma, che portò all’aperto in Santa Giulia con spettacoli molto apprezzati dagli appassionati che rimanevano in città per l’estate. E l’amore per l’opera la condusse a un’altra realizzazione importante, quella del concorso internazionale di canto «Giacinto Prandelli», le cui prove si svolgevano in San Barnaba, ma la cui finale si teneva al Teatro Grande, con lei sul podio ad accompagnare con la sua orchestra i brani in concorso. E ancora, la rassegna Suoni e Sapori del Garda che con le sue decine di appuntamenti negli ultimi anni è stata una serie musicale seguitissima, compreso il «Concerto degli auguri» a Villa Alba di Gardone Riviera, ogni anno nel giorno di Santo Stefano. Era un talento innovatore. Anche negli ultimi anni ci si vedeva spesso, Giovanna mi illustrava i suoi programmi che avevano sempre in serbo qualche sorpresa, rarità musicali come il Concerto di Capodanno al Teatro Grande, che era diventato un appuntamento molto gradito e molto seguito dai bresciani. «Non mi faranno mai scrivere su un giornale - mi diceva sorridendo -: credo che finirei in galera molto presto, o ci andrebbe sicuramente il direttore responsabile». Tutta d’un pezzo, incrollabile fino alla fine. Ciao, Giovanna! • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Fertonani
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