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13 novembre 2018

Spettacoli

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11.07.2018

La scommessa
è vinta: Frah
profeta in patria

In una sola sera ha sconfitto almeno due fastidiosi, non richiesti, dogmi della musica e dei concerti en plen air: la pioggia, miracolosamente esauritasi a pochi minuti dall'inizio del concerto (tranne per qualche velleitario scroscio sul finale); e poi quel luogo comune – trito e ritrito – secondo cui essere profeti in patria è tutt'altro che facile. Alla faccia delle banalità: Frah Quintale, in piazza Loggia, è stato un successone. Con oltre 2.000 persone pigiate nelle prime file a godersi una scommessa firmata Cipiesse. Stravinta. È una storia di rivincite, quella del brescianissimo Frah in pieno centro. «Una volta, lì dietro, mi hanno multato per ubriachezza molesta – butta lì lui, a metà tra il vero e il mitologico –: oggi suonare qui è bellissimo». La pozione del successo ha come ingrediente principale «Regardez moi», ultimo album del protagonista datato 2017. Dieci brani, un miscuglio dosato con sapienza di rap e r'n'b tricolore. Non sono rime oltranziste le sue: giocano a metà tra il piacevole e il profondo, senza strafare né in un senso e neppure nell'altro. Piace l'immediatezza, il tema semplice ma non sminuito, la sensazione di quello che ce l'ha fatta, ma resta pur sempre piantato in una dimensione terrena. E allora via a un attacco che riprende, in modo simmetrico, l'inizio dell'album: «Branchie» apre la strada a «8 miliardi di persone», pezzo quanto mai esemplare della linea Quintale: sapore a tratti amarognolo, a tratti dolcissimo, ritornello da condividere insieme.

SONO BASTATI un paio di pezzi a prendersi la platea. «Stupefacente» è l'ultimo, freschissimo, singolo: forse l'unico passaggio che cede al clichè, velocemente archiviato dalle applauditissime «Colpa del vino», «Hai visto mai» e «Accattone». Un trittico che apre alle influenze condivise: «Missili» è il frutto di un featuring con Giorgio Poi, «Bimba mia» un omaggio a Ceri. E c'è pure tempo per un «Tanti auguri» in diretta, per il fratello Pier che compie gli anni, con la folla coinvolta. Intro perfetta al cuore della serata, quello da dove arrivano le cose migliori: «Gravità», brano pescato in pieno 2004, «Floppino», passaggio godibile, e «Nei treni la notte», forse l'apogeo dell'intera produzione da solista di Frah Quintale. Pochi scatti, iconici, ben amalgamati tra di loro. Che funzionano a meraviglia. Sino alla chiosa di «Avanti / Indietro». «Bravi gnari, Brehaaaa!», il saluto a una serata quasi domestica. Tra vecchi amici, che si ritrovano dopo un po', come se il tempo non fosse mai passato.

Jacopo Manessi
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