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17 novembre 2018

Spettacoli

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10.07.2018

Osare con criterio, senza confini e Rubino brilla per il coraggio

Con Paolino Dalla Porta (contrabbasso), Enzo Zirilli (batteria), Emanuele Cisi (sax) FOTOLIVE/Filippo VeneziaDino Rubino felice di essere tornato a Brescia: «Qui ho tanti amici»
Con Paolino Dalla Porta (contrabbasso), Enzo Zirilli (batteria), Emanuele Cisi (sax) FOTOLIVE/Filippo VeneziaDino Rubino felice di essere tornato a Brescia: «Qui ho tanti amici»

Staccare etichette formali, bruciare convenzioni sonore. Il bello di Dino Rubino è quell'idiosincrasia per tutto ciò che è conformismo, mostrata con leggerezza scanzonata, ma mai urlata. L'intro perfetta per Jazzontheroad versione 2018, ovvero i tre lustri della longeva rassegna consacrata al genere, proposta dall'omonima associazione guidata da Francesco Schettino. Una nicchia rassicurante, ma solo nella forma e nella presenza estiva in città. Perché poi il contenuto è un altro discorso. E la scelta del pianista siciliano ad aprire le danze – metaforiche, sia chiaro, la platea se ne sta seduta bella comoda, a spremere meningi e orecchie – diventa il classico indirizzo programmatico per tutta la rassegna. OSARE, CON CRITERIO. Il mantra di Rubino, che sale sul palco con qualche minuto di ritardo – gli inconvenienti tecnici della prima –, ma poi fa la differenza. L'approccio è graduale: qualche esercizio retorico in solitaria, al piano, per sgranchirsi le dita. E poi via per addizione, con l'arrivo sul palco – nell'ordine – di Paolino Dalla Porta al contrabbasso, Enzo Zirilli alla batteria ed Emanuele Cisi, armato di sax. La dimensione del quartetto impone una prima riflessione: al centro della serata c'è l'ultimo lavoro del talento catanese, ovvero «Where is the happiness?», 11 brani (quasi tutti) di suo pugno e ispirazione. Che, a livello discografico, erano però calibrati per 7 uomini: mancano il corno francese di Angelo Bonaccorso, la chitarra di Giuseppe Mirabella e il clarinetto di Gaetano Cristofaro. Quindi? Architetture meno complesse, ma solo in apparenza. Ne guadagna il piano intuitivo, quello dell'inconscio. E il giocattolo funziona persino meglio dei desiderata in studio. Vengono meno i confini, e il raziocinio si baratta con il sentimento. Dentro una cavalcata che assume i contorni della suite ininterrotta. Merito di un intuito ritmico non indifferente e di una spalla straordinaria come Cisi, che raccoglie più di un'ovazione. Nella rotta c'è di tutto: brani dell'ultimo disco, standard americani come «Nobody else but me», una composizione che più recente non si potrebbe, «Claire» («L'ho scritta un paio di giorni fa»), un omaggio a John Lennon («Strawberry fields forever»), retaggio di una giovanile idolatria beatlesiana. «Con Brescia ho un rapporto speciale, ci sono venuto a 15 anni per un seminario – saluta il protagonista –. Qui ho tanti amici». Da ieri, saranno sicuramente aumentati. •

Jacopo Manessi
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