Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
18 novembre 2017

Spettacoli

Chiudi

14.11.2017

Pagani: «Il Beat
era moda, il Prog
fu rivoluzione»

L’incontro con Pagani accompagna la mostra «La generazione Beat»Il polistrumentista Pagani è anche produttore con Officine Meccaniche
L’incontro con Pagani accompagna la mostra «La generazione Beat»Il polistrumentista Pagani è anche produttore con Officine Meccaniche

Andrà a braccio, questa è già una garanzia. Perché l'ispirazione, quando incanalata, rischia di perdere la verve giusta. Vale per la musica, per le parole. «Sulla serata ne so quanto voi, vediamo che succede». Parla Mauro Pagani, clarense di nascita, classe '46, polistrumentista, compositore, produttore. Sarà al Mo.Ca di via Moretto questa sera, per la serie «I protagonisti: incontri e racconti», incasellata nella più ampia mostra fotografica «La generazione Beat», a ingresso gratuito dalle 19.30, organizzata da Ma.Co.F-Centro della Fotografia Italiana all'ex tribunale, sotto la cura di Renato Corsini e Jean Luc Stote.

UNA COSA è certa: i falsi miti vanno contrastati. «È passata una comunicazione ingannevole sugli anni '60 - spiega Pagani - , questa idea di una grande libertà comportamentale, mentre nei fatti non era così. All'estero forse, non in Italia». Un Paese dove il concetto di giovane non era tra i più popolari. «L'abito di un ragazzo, in quegli anni, era uguale a quello del padre - prosegue -. Salvo che per i blue jeans e le magliette Fruit of the Loom, che trovavi al mercatino. Lo stesso vale per le ragazze, che vestivano come le loro mamme. Non c'era moda per i giovani, non c'erano locali, eravamo una categoria commerciale che non esisteva. Il nostro posto era un angolo che ci ritagliavamo nel bar dei grandi».

Controcultura e rivoluzione: il vero snodo è il 68'. «Che poi, in Italia, è il '69. Quello è il vero spartiacque, capace di prolungarsi per il decennio successivo. Il '68, a livello di rivoluzione giovanile, si è consumato in Francia, non in Italia». E quindi la musica. «I Beatles furono molto importanti per me. Ma anche tutto il movimento blues inglese. Per il rock l'anno chiave è stato il 1967: gli esordi di Jimi Hendrix, dei Pink Floyd, dei Doors. Hendrix in tre anni cambiò la storia della musica e della chitarra» aggiunge il musicista bresciano. Senza dimenticare valutazioni di merito sul corrispettivo italiano: «Il nostro beat era un fenomeno imitativo, dentro un mercato discografico dominato dall'industria. Che faceva fare traduzioni di successi stranieri ai nostri gruppi: non era un mondo fatto di grande spontaneità. La vera esplosione fu con il prog».

Mondo del tutto diverso, per risposta di pubblico e vendite. «Massimo Ranieri mi raccontò che, all'uscita di “Rose rosse”, vendette 500mila copie in una settimana: la musica era il nastro trasportatore delle generazioni - prosegue Pagani -. C'era più innocenza nel rapporto col mestiere: noi volevamo fare i musicisti, quella vita e basta. Oggi il mercato consuma tutto in poco tempo, la musica è diventata il contorno. L'unico aspetto comune può essere il ritorno del singolo. Ma quando tutto è gratis e sempre a disposizione, perde inevitabilmente di fascino».

Rimpianti? «Dal punto di vista personale più per la maturità che non per quel periodo dei '60, che furono la mia adolescenza. Quell'energia e la voglia di cambiamento mi mancano, certo». Nel futuro di Pagani, intanto, c'è la colonna sonora di un film di Roberta Torre, prossimo all'uscita. E l'attività instancabile con la casa di produzione Officine Meccaniche.

L'ingresso nella Sala delle Danze (ore 21), è libero.

Jacopo Manessi
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok