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17 dicembre 2017

Spettacoli

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17.07.2017

Steve Winwood
L’eleganza del mito
più forte del tempo

Concerto di Steve Winwood al Vittoriale
Concerto di Steve Winwood al Vittoriale

Come vestire con leggerezza i panni della leggenda: Steve Winwood piace e conquista anche per questo. Per la sua semplicità, per il senso di partecipazione che ancora traspare dal suo approccio alla musica, per l’aria un po’ innocente di chi ha attraversato la storia senza lasciarsi sfiorare dal vezzo urticante della vanagloria. Citando Battisti, il musicista inglese ha saputo viaggiare evitando le buche più dure: e oggi è ancora qui, 69 anni, la solita gran voce nera a metà che il tempo non ha scalfito, il suo Hammond irresistibile, una band spettacolare ed uno spaventoso bagaglio di musica in cui rovistare ogni volta che c’è un pubblico da conquistare.

Ieri per lui si sono aperte le porte dell’Anfiteatro del Vittoriale a Gardone Riviera: un palco che «mister Fantasy» già ebbe occasione di calcare nel 2003, quando da poco era uscito nei negozi il suo splendido album latin-funk «About time». Chi c’era ha conservato il brivido di una notte indimenticabile, replicato ieri da una performance strepitosa, che ha assunto le sembianze di un viaggio a ritroso nel tempo: il ripasso di una carriera da gigante.

Un percorso cominciato dagli inizi: la carica per la platea sold out di Tener-A-Mente 2017 (1500 paganti) è suonata con «I’m a man», un tuffo all’indietro di mezzo secolo esatto con un classico firmato Spencer Davis Group. Era il cruciale 1967, Winwood aveva 19 anni e di lì a poco avrebbe voltato pagina per fondare i Traffic, una delle band inglesi più importanti di tutti i tempi. Tanti i richiami alla storia del gruppo nella scaletta dello show gardesano, da una «Pearly Queen» ancora ammantata di irresistibile groove fino alla magica «The Low Spark of High Heeled Boys», che non ha perso nulla del suo magnetismo seducente.

NELL’EPICA retrospettiva non poteva mancare qualche accenno ai Blind Faith, il supergruppo che Winwood fondò con Eric Clapton e Ginger Baker: ecco l’intramontabile belllezza di «Can’t find my way home», malinconica cartolina dal tramonto sixties ancora in grado di accarezzare l’anima di tutti coloro che hanno smarrito la via. E poi il percorso solista, con la tenue«Fly» che impreziosiva «Nine Lives», l’ultimo disco di inediti uscito 10 anni fa. Chissà se ce ne sarà un altro. Nel dubbio, una certezza: con il suo show a casa D’Annunzio, coronato dal beat di «Higher love», dal brivido psichedelico di «Dear Mr Fantasy» e dal gran finale di «Gimme some lovin’» (che ha scollato il pubblico dalle sedie) Winwood ha garantito un pieno di emozioni sufficiente a mantenere vivo ancora a lungo il sogno di questa magica notte gardesana.

Claudio Andrizzi
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