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21 settembre 2018

Spettacoli

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12.08.2018

LE «CAVIE» A TAVOLA PER HITLER

Rosella Postorino , 40 anni , scrittrice ed editor FOTO DI CARLO GIANFERRO
Rosella Postorino , 40 anni , scrittrice ed editor FOTO DI CARLO GIANFERRO

[FIRMA] Radici calabresi e infanzia ligure, Rosella Postorino, 40 anni, vive a Roma e lavora come editor. «Le assaggiatrici» è uscito a gennaio ed ha subito raggiunto le vette nelle classifiche di vendita. Il suo è un romanzo che ci porta indietro nel tempo, alla seconda guerra mondiale. Protagonista la giovane Rosa Sauer reclutata per assaggiare i pasti destinati ad Adolf Hitler. [DOMANDA_RISP]Come è nata l’idea di questo libro, dove si è informata, quanto tempo ci ha messo e quando ha sentito parlare di Margot Wölk?Quattro anni fa mi sono imbattuta in un trafiletto che parlava di Margot Wölk, una berlinese di 96 anni che per la prima volta confessava di aver lavorato, da giovane, per il Führer: assieme ad altre donne, assaggiava i suoi pasti per accertarsi che non fossero avvelenati. Era una privilegiata, perché mangiava bene mentre la popolazione moriva di fame, ma anche una cavia, costretta a rischiare la vita per salvaguardare quella di Hitler, pur non essendo una nazista. La sua casa era stata bombardata e lei, sola perché il marito era al fronte, si era trasferita dai suoceri a Gross-Partsch, un villaggio nella Prussia orientale, purtroppo vicinissimo alla Wolfsschanze, il quartier generale di Hitler; quindi, a una settimana dal suo arrivo, era stata reclutata dalle SS per fare l’assaggiatrice. Era una vittima, ma anche una colpevole, perché aveva lavorato per il Male assoluto. Ho cercato di incontrarla, ma quando sono riuscita a trovare il suo indirizzo, è morta. L’unica strada che avevo per capire perché la sua vicenda mi ossessionasse era scriverne. Per documentarmi, oltre a leggere saggi, memoir, diari, lettere e romanzi ambientati in quell’epoca, sono stata a Gross-Partsch, che adesso si chiama Parcz, e ho visitato la Tana del Lupo; poi sono stata a Berlino, nel palazzo di Margot Wölk, dove ho parlato con la sua dirimpettaia. L’intero lavoro sul libro è durato più di tre anni.[DOMANDA_RISP]Il cuore del romanzo non è lo sfondo storico ma il modo in cui la Storia offende gli esseri umani, li mette a nudo, li tradisce...Sì, era questo che mi interessava raccontare. Che cosa si prova a rischiare di morire per sopravvivere? La possibilità di essere avvelenati mangiando è l’estremo di una condanna che riguarda chiunque: tutti rischiamo di morire dal momento in cui nasciamo. Eppure ci attacchiamo alla vita con le unghie e con i denti, come se sperassimo di essere eterni. [DOMANDA_RISP]Perché davanti a soprusi c’è spesso accondiscendenza come è accaduto con le assaggiatrici?Quel che mi interessa della storia di Rosa è che lei diventa colpevole proprio perché è vittima. Il suo privilegio la sottomette, e questo accade perché la guerra affama, toglie dignità, ribalta i sistemi valoriali. Il male non ha consistenza ontologica, si produce nelle azioni degli individui, o nelle non azioni, nel cortocircuito tra l’istinto di sopravvivenza e il nostro essere mortali. La macchina totalitaria ha l’arma della propaganda, anche travestita da formazione culturale, del chiudere la bocca ai mezzi di informazione, e del terrore. Non solo schiaccia gli individui, ma macchia la loro innocenza, come scriveva Primo Levi ne I sommersi e i salvati: pur di accedere a un qualche privilegio che attenui l’oppressione, chi è oppresso collude, diventando colpevole. [DOMANDA_RISP]Rosa potrebbe essere un personaggio dei nostri giorni ?È un personaggio di ogni epoca. Ogni volta che ciascuno di noi sopravvive mentre altri soccombono si comporta come Rosa. È la «colpa metafisica» di cui parlava Jaspers: restare inerti di fronte alle ingiustizie, restare vivi mentre altri muoiono. [DOMANDA_RISP]Il rapporto di Rosa con l’ufficiale è complesso e remissivo, ma anche intimo perchè questa contrapposizione ?Il romanzo è fondato sulle contraddizioni, perché la vita è complessa. Nel rapporto clandestino con il tenente Ziegler, Rosa tradisce chiunque, dal padre antinazista fino al marito. Eppure, in quella relazione che la fa sentire di nuovo umana, non più solo cavia, corpo sacrificabile per un corpo che conta di più, quello del Führer, lei si ribella al Terzo Reich che la reifica: è una forma di resistenza, per quanto antieroica.[DOMANDA_RISP]Le donne del gruppo sono tutte molto particolari con peculiarità diverse: le ha immaginate lei così o fanno parte della storia di Rosa. Le ho immaginate, perché sulle assaggiatrici non si trova documentazione. Del resto è il mio lavoro di romanziera immaginare, costruire personaggi sfaccettati, e leggere storie di donne ambientate durante la guerra mi ha aiutato, ma soprattutto mi ha aiutato pensare alle persone che conosco, e a me stessa.[DOMANDA_RISP]Durante gli incontri con i lettori dove si sposta la loro curiosità ?Le domande sono in genere legate a Rosa e alle sue relazioni, ai suoi sentimenti di colpa, alla sua vigliaccheria o al suo coraggio. Poi, c’è sempre curiosità verso Hitler, che nel libro è trattato in modo ambivalente: da un lato, divinità invisibile che incombe, dall’altro, corpo che si inceppa fino al ridicolo.[END]

Chiara Roverotto
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