17 febbraio 2019

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31.01.2019

Breno come Paris
Langevin e Doublet
onorano Edith Piaf

Edith Piaf, mito immortale della musica francese, leggenda della canzone mondialeIl pianista Cyrille Doublet e la cantante Laurienne Langevin
Edith Piaf, mito immortale della musica francese, leggenda della canzone mondialeIl pianista Cyrille Doublet e la cantante Laurienne Langevin

Quando nel 1945 la guerra arriva al termine, tutte le radio di Parigi sono sintonizzate su una dolce melodia che inebria i salotti e i locali, dove la gente torna lentamente a vivere liberata dalla paura. Quel pezzo, cantato da una voce raffinata e insieme piena di forza ridonerà gioia di vivere parlando di amore, di promesse di felicità, di un futuro possibile. E diventerà un classico. QUELLA VOCE era dell'esile Edith Piaf, per tutti «passerotto», dall'argot parigino «piaf». Nata in un boulevard nel 1915, la ragazza dall'ugola insanguinata diventerà presto il simbolo di Parigi, con le sue canzoni intrise di passioni e dolore. Proprio come la sua vita, costellata da grandi amori ma anche da incidenti e tentativi di suicidio. Eppure, poco prima della sua scomparsa, canterà «Non rimpiango niente/Né il bene che mi è stato fatto, né il male/Per me è lo stesso». Oggi il suo repertorio torna a vivere grazie al concerto «Paris/Piaf», in scena questa sera alle 20.45 al Teatro delle Ali di Breno: a renderle omaggio, la splendida voce della cantante Laurienne Langevin e il pianoforte di Cyrille Doublet, che guideranno il pubblico attraverso Parigi e le sue suggestioni musicali tra la Piaf, Charles Aznavour e Yves Montand. «Io e Laurienne siamo francesi, in Italia da oltre dieci anni - spiega Cyrille Doublet -. Ci siamo incontrati un anno e mezzo fa, quando in un piccolo teatro abbiamo suonato “Milord”: alla fine ci siamo guardati, avevamo le lacrime agli occhi. Il nostro legame con la Piaf è forte. È la voce della Francia. Abbiamo riletto i suoi pezzi, c'è una fedeltà all'originale e insieme c'è una rilettura, personale e rispettosa. Nella voce di Laurienne si sente una forte emozione». Sullo sfondo, una Parigi romantica e spietata, tra gli artisti di Montmartre, la Saint-German degli intellettuali, la joie de vivre di Belleville. Folli amori, lunghe camminate notturne, arte e vita che si intrecciano come descritto nelle pagine di «Festa Mobile» di Hemingway. «Piaf e Parigi sono una cosa unica. Abbiamo cercato di creare un intreccio tra una città e un'artista». Un rapporto simbiotico che regalerà al pubblico una geografia sentimentale della Ville Lumière. «Il momento più emozionante dello spettacolo sarà quando Laurienne canterà “La Vie en Rose” - conclude Doublet -. Rappresenta l'amore, e ha un particolare valore perché le parole sono state scritte dalla Piaf in prima persona». Con il pensiero che un'ultima volta torna all'amore: «Quando mi prende fra le sue braccia/mi parla sottovoce/vedo la vita in rosa/Mi dice parole d'amore/parole per sempre/che fanno entrare nel mio cuore la felicità». •

Stefano Malosso
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